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Word cloud e riflessioni degli studenti sulla sofferenza rispetto la cartella clinica

Spesso i pazienti soffrono di cose ben diverse da quelle indicate sulla loro cartella clinica. Se si pensasse a questo, molte loro sofferenze potrebbero essere alleviate” – Florence Nightingale

 

Presentiamo ai nostri lettori una serie di brevi riflessioni realizzare dagli studenti del master scienziati in azienda organizzato da Fondazione ISTUD, scaturite dalla frase di Florence Nightingale. Alleghiamo inoltre una word cloud formata dalle parole più ricorrenti in queste riflessioni.

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“Se ascoltassimo i pazienti con maggiore attenzione ci renderemmo conto che a volte la loro sofferenza deriva dalla loro anima e non dal corpo.”

 

“Si considera troppo spesso il “malato” come paziente e non come persona. La sua carta d’identità coincide con la cartella clinica. Bisogna valorizzare i “bisogni” del paziente e non solo la sua malattia.”

 

“Vai oltre la malattia e troverai la persona!”

 

“I pazienti non dovrebbero essere visti come tali, come “malati” ma semplicemente come uomini con tutto il loro vissuto. A volte anche un semplice sguardo o una parola formulata bene potrebbe cancellare tutti i pensieri negativi.”

 

“Può un sorriso far scomparire una delle sofferenze mute delle persone”

 

“Soffrono = presente, Pensasse = congiuntivo, Potrebbero = Condizionale, mi fa pensare che ci sono sempre diverse sfumature che condizionano un evento, prestargli attenzione non costa molto ma pesa tanto”

 

“Le malattie si curano sempre con i farmaci e gli interventi chirurgici”.  La terapia della comunicazione….”

 

“Spesso mi vergogno di dire al medico cosa mi mette veramente a disagio perché credo che non gli importi.”

 

“Essere trattati come carne da macello, ad esempio in una situazione delicata come l’aborto”

 

“Spesso il grosso problema è come viviamo la malattia, non la malattia in sé”

 

“Una parola o anche un piccolo gesto in più, alle volte bastare per arrivare al paziente in modo più umano e rassicurante”.

 

“Le parole sono lo specchio della persona”

 

“Bisognerebbe ascoltare di più. Molte volte l gente ha solo bisogno di parole.”

 

“Ogni persona ha bisogno di un accurato controllo della propria salute da parte del sistema sanitario pubblico”.

 

“Una parola detta nel modo giusto può indurre un potente effetto placebo in grado di placare piccoli mali che possono stare alla base di grandi malattie.”

 

“Ascoltare al di là delle parole, osservare al di là dei sintomi”.

 

“Il paziente è una persona, on un numero di cartella.  Fare le giuste domande ed ascoltare! Di questo c’è bisogno”.

 

“A volte anche la presenza di un parente per un paziente ricoverato può aiutare a far battere di nuovo quella parte di amore che si inceppa ogni tanto!”

 

“Osservare oltre il corpo. Curare non solo il corpo ma anche la mente del malato/paziente

 

“La salute di una persona non è un “prodotto” che l’azienda può quantificare e vendere ma un atto di solidarietà, ascolto, e rispetto”.

 

“Rendersi conto che una persona riesce a mettersi nei nostri panni e che può comprendere il nostro stato d’animo, ci rende più sicuri di noi stessi e più sereni”

 

“I pazienti soffrono anche di cose diverse da quelle indicate sulla cartella clinica; oltre a quelle ci possono essere altre sofferenze che non sono fisiche e che si potrebbero comprendere al meglio, facendoli parlare e cercando di comprenderli.”

 

“La prima e più grande sofferenza è la paura: la terapia inizia contenendo la paura”.

 

“Una parola, un gesto, uno sguardo ed un abbraccio possono fare più di quanto immaginiamo”.

 

Psicomatizzazione = curare la mente prima del corpo”

 

“Troppo spesso l’attenzione è focalizzata sulla malattia per non vedere la persona”

 

“Il desiderio di un abbraccio. Era ciò che avrebbe voluto ogni sera. Il suo bisogno, tra tante necessità”.

 

“L’unicità di ogni soggetto crea delle esigenze individuali, diverse da ogni paziente e non standardizzabile nei protocolli”

 

“Sono d’accordo in parte con la frase. La cartella clinica definisce la malattia del paziente. Ѐ un dato oggettivo. Le sofferenze del paziente possono essere attenuate lasciandolo parlare.”

 

“Fa soffrire essere considerati come dei casi e non come delle persone dotate di emozioni. Curare i mali dell’anima insieme a quelli del corpo”.

 

“Nulla è più evidente di ciò che si tralascia”.

 

“Conoscere, interpretare e sapersi relazionare! Poi in base a ciò che ho letto nel paziente, prendo una decisione, una terapia, una cura!”

 

“Il paziente non deve essere considerato come “malato” in quanto tale, ma come “persona avente diritti” al fine di mantenere il massimo della identità sia sul piano psicologico che su quello sociale dell’individuo”.

 

“Il paziente soffre la somma di due sofferenze, una non la conosce, non è informato, l’altra è nascosta nelle sue emozioni”.

 

“Molte volte un gesto, uno sguardo, una parola possono aiutare ad alleviare una sofferenza”.

 

“Il benessere della persona si esplica non solo con la cura del corpo ma anche con quella della mente”.

 

L’umanizzazione delle cure e la vicinanza al paziente sono condizioni necessarie”.

 

“Nella parola persona rientrano più significati. C’è un corpo, una mente, c’è un’anima. Quindi, quando si parla di cura della persona si deve pensare ad avere tre componenti e non solo una di queste.”

 

“Soffriamo per un dolore, soffriamo perché ci sentiamo vittime di una “ingiusta” malattia… ma soffriamo anche quando nessuno ci spiega, né ci aiuta a lottare per non sentirci più vittime, ma dominatori della malattia”

 

“La frase si ha fatto pensare ai malati di cancro, o comunque a persone affette da malattie molto gravi, in cui il risvolto psicologico è molto importante”.

 

“Io non sono la mia malattia”.

 

“Il paziente, un essere completo, conosce sé stesso e il suo corpo più di qualunque altra persona. Basta dare un ascolto attivo e lo spazio per esprimersi.”

 

“Ci sono persone che non hanno una famiglia … che non hanno nessuno e si chiedono: “Come posso affrontare questa malattia da solo”?

 

“Se avessero guardato oltre avrebbero capito che il problema più importante sarebbe stato non avere più i suoi splendidi ricci- bambino di 7 anni, prima dell’intervento”

 

“Sento il tuo disagio, lo comprendo, lo rimodelliamo assieme e lo alleviamo”.

 

“A volte è meglio chiedere ad un paziente un semplice “come stai”? piuttosto che leggerlo in una cartella clinica”.

 

“Cambio d tendenza: tuffarsi nel profondo e dopo osservare la superficie”.

 

“Con una capsula puoi provare a curare un cancro, ma di sicuro non curerai lo sconforto che esso ha provocato”.

 

“Il medico dovrebbe avere un atteggiamento meno distaccato e cinico ponendo le giuste domande al paziente, il quale così assume maggiore fiducia e si apre più facilmente.”

 

“Senza sofferenza, non c’è felicità, comprendere questo significa capire l’essenza della vita. Per cui il dolore è reale, la sofferenza opzionale”.

 

“La sofferenza causata da una patologia va ben oltre al malessere fisico”.

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One thought on “Word cloud e riflessioni degli studenti sulla sofferenza rispetto la cartella clinica

  1. Scopro con piacere che molti degli studenti sono pronti a condividere il dolore dei malati, operazione che richiede una grande forza d’animo. Alcuni poi parlano dei malati pensandoli non come pazienti ma come persone. Condivido pienamente. Il termine ” paziente ” evoca passività, va usato meno possibile.

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