VOGLIO…

In questa sezione della nostra indagine narrativa anonima e volontaria abbiamo chiesto a medici, infermieri e professionisti sanitari cosa vorrebbero cambiare in relazione al lavoro che svolgono nella loro organizzazione. Quelli che trovate elencati di seguito sono alcuni frammenti narrativi che abbiamo selezionato per voi tra tutti quelli che ci sono stati inviati.

In questa nuvola di parole è interessante il ruolo rilevante che assume la parola “più” (che può indicare il non voler lavorare più oppure anche all’opposto il voler fare sempre di più). Interessante anche il ruolo che assumono parole come mio, pazienti, passione e riconoscimento (si vorrebbe più riconoscimento…). Come sempre la parola cura è in posizione centrale nel lessico dei nostri professionisti.

Dei 174 partecipanti complessivi alla survey 149 hanno lasciato la loro testimonianza in questa specifica sezione (circa l’85,6% del totale).

VOGLIO…

FRAMMENTI NARRATIVI DI AGIO SODDISFATTO  (15/149, 10%) 

Ecco alcuni esempi:

  • Continuare a fare il meglio che posso fare
  • proseguire la collaborazione fino a quando sarà possibile per l’organizzazione e conciliabile con gli altri miei impegni.
  • Nulla di più
  • Voglio curare
  • possibilmente essere d’aiuto
  • continuare ad amare questo lavoro
  • Lasciare il mio know how alle giovani generazioni e la passione per la mia professione che non può prescindere dalla consapevolezza che una professione d’aiuto si SCEGLIE e che è al servizio delle persone
  • Fare del mio meglio

FRAMMENTI NARRATIVI DI AGIO PARZIALE (19/149, 12,7%) 

Ecco alcuni esempi:

  • Vorrei creare un clima di accoglienza, creatività, professionalmente stimolante. Vorrei che le competenze fossero valutate per i risultati ottenuti, ascoltando anche il parere dei pazienti, vorrei meno burocrazia. Voglio solo lavorare facendo quello per cui ho studiato con passione
  • Voglio starci. E trovare la via migliore. Non sono gli altri a darci la soddisfazione. Io la trovo in sguardi e gesti. E nella relazione non sempre positiva ma cerco sia tale. Vorrei fosse tale
  • Continuare questo lavoro, implementando gli aspetti di informazione e supporto alle famiglie e la formazione per gli operatori sanitari
  • Continuare a fare sempre del mio meglio verso i pazienti

FRAMMENTI NARRATIVI AMBIVALENTI (40/149, 26,8%) 

Ecco alcuni esempi:

  • Vorrei lavorare in serenità. Faccio un lavoro che amo e che continuò a fare grazie alle gratificazioni date dai pazienti che tratto, non certo per la misera paga o il nullo riconoscimento dato mi fa azienda e superiori (primari)
  • poter lavorare serenamente, senza costrizioni burocratiche e vessazioni dettate da una visione esclusivamente economicistica della sanità; voglio recuperare il tempo per la formazione, nuovi stimoli per integrare l’aspetto scientifico della medicina con quello umano; voglio migliorare sempre di più le mie competenze comunicative ed empatiche
  • Avere un’organizzazione lavorativa attenta al benessere dei propri dipendenti. Vorrei eliminare tra i burocrati che ci governano le persone più incapaci e miopi di vedute che,purtroppo,ricoprono incarichi di dirigenza con retribuzioni assolutamente sproporzionate in eccesso rispetto alle loro effettive prestazioni .
  • Un clima sereno e propositivo, collaborativo. Vorrei che le persone che pensano solo ai loro interessi personali, inquinando e devastando un servizio pubblico, fossero allontanate. Una mela marcia in mezzo alle mele sane, fa marcire anche le altre
  • …continuare a impegnarmi per i pazienti ma anche non essere più vessata da continue decisioni apicali ad opera di incompetenti
  • Preferisco: “vorrei”. Forse un ambiente più rilassato e un atteggiamento più cortese e moderato da parte dell’utenza. Anche più ragionevole e informato.

FRAMMENTI NARRATIVI DI PARZIALE DISAGIO  (58/149, 38,9%) 

Ecco alcuni esempi:

  • sperare che cambierà qualche cosa, perchè così non è piu’ sostenibile
  • Vorrei un maggiore coinvolgimento degli operatori e dei cittadini, una maggiore consapevolezza rispetto ai rischi che tutti stiamo correndo. Se il Servizio Pubblico crolla, aumenteranno malattie e disagi, per calo di prevenzione e trattamenti e per mancata tutela di una delle risorse primarie per stare al mondo e realizzare il proprio progetto di vita: la salute, che io intendo tale anche quando vi sono disabilità, malattie croniche ecc. Salute è sentire di poter affrontare le sfide della vita con le risorse personali e della rete familiare e sociale. Salute è percepito di benessere, non uno standard dato dall’esterno
  • Avere più tempo per pensare a come aiutare la gente a guarire, invece che curare i sintomi e via
  • Avere un approccio salutogenico piuttosto che patogenico, poter favorire la possibilità di intercettare la salute non solo a livello fisico. Utilizzare linguaggi differenti e strumenti di cura che favoriscano la riduzione dello stress e l’elaborazione delle emozioni. Voglio sostenere la relazione quale tempo di cura, non solo con l’utenza. Voglio che la riflessione, il ragionamento clinico siano considerati da ogni collega come imprescindibile all’agire, cosa non così scontata.
  • Maggiore considerazione per chi lavora bene, più indipendenza dai medici, maggiore riconoscimento professionale e uno stipendio equiparato agli standard infermieristici europei
  • Più considerazione da parte della Direzione, che sembra non curante della carenza costante di organico e ci richiede sforzi sempre maggiori, anche da parte dell’utenza, che giustamente richiede un servizio idoneo ed è sempre più arrabbiata per le lunghissime liste di attesa, non capendo che la maggior parte dei servizi va avanti per la nostra buona volontà e dedizione al nostro lavoro.

FRAMMENTI NARRATIVI DI DISAGIO TOTALE (17/149, 11,4%) 

Ecco alcuni esempi:

  • Voglio? Voglio resistere fino alla pensione.
  • Voglio andare via
  • lasciare il lavoro
  • Cambiare luogo di lavoro
  • Andare via
  • Volevo…ora faccio il mio e basta

Di seguito vi proponiamo un grafico che sintetizza quanto abbiamo appena visto.

In questa specifica sezione dell’analisi, si osserva un incremento apprezzabile nel numero di risposte, le quali sono inequivocabilmente riconducibili alla categoria dell’ambivalenza e del disagio parziale. Questo notevole aumento di partecipazione da parte dei nostri intervistati fornisce un interessante indizio sulla loro predisposizione a esaminare con notevole chiarezza e attenzione le varie opportunità di implementazione di miglioramenti. Tale disponibilità emergente diventa evidente quando i partecipanti sono sollecitati a condividere apertamente le loro testimonianze in merito a ciò che auspicherebbero di vedere attuato in termini di cambiamenti nelle strutture organizzative del settore sanitario in cui attivamente svolgono la loro professione. Ancora più rilevante è il riscontro ottenuto riguardo alla lucidità con cui i professionisti del settore sanitario sono propensi a individuare, non soltanto eventuali problematiche, bensì altresì ad avanzare ponderate e concrete proposte di soluzione, pronte per essere concretamente implementate.

I lamenti di disagio assoluto si sono fortemente ridotti e il disagio da totale è diventato parziale o ambivalente. Chiedendo ai nostri partecipanti cosa vogliono si è attivato uno stimolo alla progettualità che ha contenuto gli sfoghi.

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