UNA PAROLA IN 500 PAROLE: APPLICAZIONE

Il termine applicazione è oggi ampiamente utilizzato in contesti diversi, dalla tecnologia alla psicologia, fino alla vita quotidiana. Può indicare sia uno strumento concreto — come un software — sia un atteggiamento mentale, come l’impegno e la concentrazione. Questa ricchezza di significati ha radici profonde nella sua origine etimologica.

La parola deriva dal latino applicatio, a sua volta formata dal verbo applicare. Questo verbo è composto da ad (“verso”) e plicare (“piegare”). Letteralmente, applicare significava quindi “piegare verso”, “avvicinare”, “mettere a contatto”. L’immagine è molto concreta: qualcosa che viene portato vicino a qualcos’altro, fino quasi a unirsi. Invece “complicare” nasce da cum-plicare, piegare insieme più elementi fino a intrecciarli: la differenza tra i due verbi è scegliere una direzione semplice o un insieme di direzioni aggrovigliate. Noi vogliamo “applicare” la medicina narrativa, non “complicare” la sanità.

In origine, “applicare”, aveva un significato fisico e materiale: si parlava di applicare una benda su una ferita, di appoggiare uno strumento su una superficie, o di accostare due elementi tra loro.

Col tempo, il significato si è progressivamente ampliato assumendo una dimensione più astratta: applicazione è diventata anche l’atto di dedicarsi con impegno a un’attività. Dire che una persona “si applica” significa che orienta le proprie energie mentali verso un obiettivo, mantenendo attenzione, concentrazione e costanza. Il significato originario non si perde: anche qui c’è un “portarsi verso” qualcosa, ma non più solo fisicamente tra oggetti, bensì con la mente e la volontà alle menti e parole degli altri.

Nel mondo contemporaneo, il termine ha acquisito un’ulteriore accezione con lo sviluppo della tecnologia digitale. Oggi, un’applicazione, o più comunemente “app”, è un programma progettato per svolgere funzioni specifiche su dispositivi elettronici. Anche in questo caso, il legame con l’etimologia è sorprendentemente coerente: un’applicazione è qualcosa che “si applica” a un sistema più ampio (come uno smartphone o un computer), integrandosi con esso per svolgere un compito preciso.

Dal punto di vista simbolico, applicazione richiama dunque l’idea di connessione e orientamento. Che si tratti di una mano che applica una medicazione, di uno studente concentrato sui libri o di un software installato su un dispositivo, il filo conduttore è sempre lo stesso: un movimento verso qualcosa, un avvicinamento intenzionale.

In ambito psicologico e educativo, l’applicazione non è solo sforzo, ma anche continuità, disciplina e presenza mentale. Indica la capacità di restare “attaccati” a un compito, senza disperdere le proprie energie per la crescita personale e dell’altro.

In sintesi, la forza della parola applicazione risiede nella sua versatilità e nella sua origine concreta. Da un semplice gesto fisico — piegare qualcosa verso un’altra — è nata una parola capace di descrivere sia l’impegno umano sia gli strumenti della tecnologia moderna: una testimonianza di come il linguaggio evolva, mantenendo però intatto il legame con le immagini più semplici e universali. In questo numero di cronache di sanità e medicina narrativa presenta l’applicazione nei project work elaborati durante il master 2025/2026: applicazioni di ascolto, testimonianza e ideazioni per migliorare i servizi sociali e sanitari, accogliendo la complessità ma non la complicazione.

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