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“The Languages of Care in Narrative Medicine”: recensione di June Boyce Tillman, Reverend Professor

Con piacere pubblichiamo la recensione di The Languages of Care in Narrative Medicine, di Maria Giulia Marini, di June Boyce Tillman, Reverend Professor, MBE, PhD, MA, LRAM, FRSA, FHEA, Professore di Musica Applicata e Coordinatore Artistico per il Centro delle Arti e del Benessere presso la University of Winchester, Professore Straordinario presso la North-West University di Potchefstroom (Sud Africa). 

The Languages of Care in Narrative Medicine è un libro importante, che aggiunge una nuova dimensione alla letteratura contemporanea sulla salute. L’ossessione contemporanea per la Evidece-Based Medicine (EBM) viene qui bilanciata dal bisogno di ascoltare le voci dei pazienti. Questo viene attentamente supportato da un ricco insieme di evidenze. Dietro, vi è il linguaggio, che rende possibile raccogliere le narrazioni. Questo modo di raccogliere le narrazioni permette di compararle e analizzare con maggiore facilità, rispetto alla tecnica dell’intervista libera.

Sebbene la Medicina Narrativa si batta per un approccio all’umanità meno tecnologico, questo libro mostra come la tecnologia possa servire i suoi scopi, tramite l’affidamento a un software di mappatura semantica che analizza parole, sinonimi, espressioni e metafore. Questo software permette l’organizzazione e l’analisi dei dati non-numerici o non strutturati delle storie dei pazienti, per ottenerne una misurazione. L’allineamento semantico permette una co-costruzione iterativa col paziente. È uno strumento che può ridurre le ambiguità nella relazione medico-paziente. L’allineamento, inoltre, permette la comprensione e la condivisione di identità — seguendo un processo di ascolto, accettando la non-linearità del pensiero del paziente, e i sentimenti dell’alterità. Il libro mostra come arrivare a un senso condiviso dell’ascolto attivo, dello scrivere, della riflessione e dell’interpretazione della storia del paziente.

L’evidenza delle interviste che sorregge questo libro è che medici e infermieri partono dai manuali diagnositici invece che dall’esperienza dei pazienti. Questo, si afferma, distorce il processo diagnostico e porta a una diagnosi che potrebbe non riflettere accuratamente l’esperienza del paziente. Questo richiede che medici e infermieri imparino nuove tecniche, in particolare quelle dell’ascolto. Mi piace la discussione del tempo, basata sulle idee della Grecia antica, in particolare il contrasto tra Chronos e Kairos, e come queste si relazionino alla modalità standard con cui vengono organizzati gli appuntamenti. La rivendicazione è che abbracciare un tempo più intuitivo, quello di Kairos (vicino ai concetti di fluidità), non prenda più tempo.

Le questioni del tempo e del riposo nella cultura occidentale contemporanea sono perfettamente analizzate con una chiamata al ritorno a un tempo più ciclico – più in sintonia con il ruotare delle stagioni (incluso il cambio di rapporto tra la luce e il buio) e i ritmi del mondo naturale. Ci sono critiche all’assenza della convalescenza nelle pratiche di ricovero contemporanee e all’assoggettamento del benessere all’aumento della produttività.

Queste sono solo alcune delle aree della medicina contemporanea che sono problematizzate in questo volume significativo, che raccomando caldamente a tutti coloro che sono a disagio riguardo ai progressi delle correnti principali della medicina europea contemporanea, e che desiderano interrogarsi dal punto di vista del paziente. Il libro supporta un approccio basato sull’evidenza, ma che parta dall’esperienza del paziente. Questo ha il potenziale per illuminare ampiamente la pratica corrente.

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