La medicina del futuro non può fare a meno delle storie.
Con questa convinzione è nato The Doctor as a Humanist (DASH), un’organizzazione internazionale che unisce medici, studenti, ricercatori e artisti attorno a una stessa idea: la cura non è completa se dimentica la dimensione umana.
Fondata da Jonathan McFarland, docente e studioso di Medical Humanities, la rete promuove un modo diverso di formare, pensare e praticare la medicina — dove la scienza dialoga con la parola, l’arte e l’etica.

Un ponte tra discipline e persone
Dal primo symposium del 2017, “Can the Humanities Transform 21st Century Medicine?”, DASH è diventata un punto di riferimento internazionale per chi vuole riportare l’ascolto e la riflessione nel cuore della pratica sanitaria.
Oggi il gruppo collabora con università e centri di ricerca di diversi paesi, tra cui la Universidad Autónoma de Madrid, la Universitat Pompeu Fabra di Barcellona e la I.M. Sechenov First Medical University di Mosca.
In questi contesti, McFarland — che insegna comunicazione medica e scrittura accademica — ha avviato corsi e workshop dedicati alla narrazione, alla poesia, alla lettura critica e alle arti visive come strumenti formativi per studenti e professionisti della salute.
Il suo obiettivo, condiviso con la comunità DASH, è formare medici umanisti, capaci di riconoscere la persona prima del paziente.
Educare attraverso le humanities
Le attività formative di DASH si basano su un principio semplice: la competenza clinica e la sensibilità umana devono crescere insieme.
Nei corsi, gli studenti vengono invitati a leggere racconti di malattia, scrivere testi riflessivi, guardare film o analizzare opere d’arte legate alla cura.
In questo modo, imparano a dare senso alle proprie esperienze, a comprendere le emozioni dei pazienti e a comunicare in modo più autentico.
Molti progetti nascono da questi percorsi, come mostre di poster narrativi, laboratori di poesia e medicina e incontri di scrittura condivisa tra operatori sanitari e artisti.
Ogni attività diventa un momento di crescita personale e professionale, un modo di fare spazio, nella pratica clinica, alla dimensione più fragile e viva dell’umano.
La ricerca: storie, scienza e qualità della cura
Accanto alla didattica, The Doctor as a Humanist promuove una intensa attività di ricerca internazionale.
Le aree di interesse spaziano dalla medicina narrativa alla comunicazione medico-paziente, fino alle health humanities ecologiche, che mettono in relazione salute individuale, comunità e ambiente.
Tra le pubblicazioni più significative figura il volume “Health Humanities for Quality of Care in Times of COVID-19” (Springer, 2022), curato da Jonathan McFarland e Maria Giulia Marini, in cui si analizza come le narrazioni abbiano aiutato operatori e pazienti a dare senso alla pandemia.
McFarland ha inoltre partecipato alla stesura di saggi e articoli sulle Medical Humanities in riviste internazionali, sostenendo l’importanza delle storie nella formazione clinica e nella costruzione di una cultura sanitaria più etica e partecipata.
Umanizzare la cura attraverso la parola
Per DASH, la medicina narrativa non è un esercizio letterario, ma un atto di responsabilità.
Scrivere, leggere, raccontare: sono gesti che permettono a chi cura di non smarrire la propria umanità e di comprendere meglio chi si affida alle sue mani.
Attraverso simposi come “Humanism in Surgery” o “The Ecological Dimension in Medical Humanities”, il gruppo esplora come la narrazione possa trasformare non solo il modo di curare, ma anche il modo di vivere la professione medica.
Le testimonianze raccolte nel tempo mostrano che la medicina narrativa non migliora soltanto la relazione con i pazienti, ma cura anche chi cura, offrendo spazi di riflessione e resilienza agli operatori sanitari.
Una rete che dà voce alla medicina umana
Oggi The Doctor as a Humanist rappresenta una comunità viva e in espansione.
Ogni incontro, ogni corso e ogni progetto alimenta un dialogo internazionale che supera confini geografici e disciplinari.
Il lavoro del gruppo e di Jonathan McFarland dimostra che unire scienza e narrazione non è un lusso, ma una necessità per restituire significato e profondità alla cura. La medicina deve tornare a parlare la lingua delle persone, solo così potrà continuare a essere una scienza della vita, e non soltanto del corpo.
Con la sua rete di docenti, medici e ricercatori, The Doctor as a Humanist sta contribuendo alla costruzione di una nuova cultura sanitaria basata sull’ascolto, sulla riflessione e sul rispetto dell’esperienza umana.
La medicina narrativa, in questa prospettiva, diventa uno strumento di conoscenza e di trasformazione: un modo per ricucire il legame tra chi cura e chi viene curato.
L’impegno di Jonathan McFarland e del suo gruppo non è quello di aggiungere “umanità” alla medicina, ma di ricordare che l’umanità è la medicina — e che ogni racconto aperto con sincerità può trasformarsi in comprensione e sollievo.
