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Riflessioni sul COVID-19

Come medico, sto seguendo attentamente i dati medici da quando è emersa l’epidemia. Ora mi aspetto che ci sarà una pandemia mondiale. Quanto presto questo accadrà dipende da quanto efficacemente il virus sarà contenuto nei Paesi in cui è arrivato, e da quanto veloce è la diffusione. Le influenze pandemiche negli anni 1950 e 1960 afflissero fino a un quarto della popolazione mondiale, con ogni volta circa 1 milione di morti in tutto il mondo. Nessuno sa se la pandemia di COVID-19 sarà peggiore o se non sarà così dannosa, ma fino a che non sapremo è ragionevole aspettarsi che potrebbe essere simile.

Sembra che la maggior parte delle persone affette dal virus avrà lievi sintomi, o nessuno. Il pericolo è per le persone anziane, o coloro che hanno problemi cardiaci o respiratori, con maggiori probabilità di prendere l’infezione polmonare e morire. Molte di queste persone saranno già vicine alla fine della propria vita, ma altre avranno la vita considerevolmente accorciata, e anche un relativamente piccolo gruppo di giovani potrebbe morire. Molti servizi sanitari non hanno abbastanza strutture per far fronte a grandi numeri di persone malate, e questo è un problema particolare nei Paesi poveri. Il lato positivo (e non ce ne sono molti) è che la comunicazione moderna è un mezzo che permette alle persone di essere più informate rispetto al passato riguardo alle precauzioni igieniche per evitare di rimanere infettati o infettare gli altri.

A livello personale, la nostra famiglia è preoccupata per una parente anziana con una malattia polmonare grave, particolarmente vulnerabile. Stiamo pensando a come proteggerla da qualunque persona (inclusi gli altri familiari e i curanti) che potrebbero portare il virus, ma ci rendiamo conto che non siamo in grado di proteggerla totalmente. Io ho 70 anni e una patologia cardiaca quindi so di dover essere attento anche io. Penso che sarà improbabile che io possa viaggiare fuori dal Regno Unito per i prossimi mesi. Come formatore e non più nella pratica clinica, mi aspetto che molto del mio lavoro quest’anno sarà svolto su internet e via Skype. Abitiamo a Londra ma abbiamo anche una casa di vacanza nelle colline del Galles, dove ci sono molte poche persone (ma migliaia di pecore!) e stiamo iniziando a fare piani contingenti nel caso in cui avessimo necessità di stare là per qualche settimana durante il picco della pandemia, mantenendo la nostra esposizione alle altre persone al minimo.

In una prospettiva storica, le pandemie come questa accadranno sempre. Il panico non aiuta ma penso che sia sensato che le persone si tengano ben informate sullo scenario in evoluzione nei propri Paesi, è la migliore precauzione da prendere. Le informazioni affidabili sono rese disponibili dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il sito è regolarmente aggiornato.

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Member of the Editorial Board of ‘Chronicle of Narrative Medicine’, Honorary consultant at the Tavistock Clinic, London, Honorary president of the Association of Narrative Practice in Healthcare

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