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Potenzialità e criticità della telemedicina dopo l’emergenza COVID-19

La telemedicina si sta affermando sempre più come una delle più importanti direzioni che prenderà la sanità a livello globale: un nuovo modello di assistenza sanitaria a distanza, come afferma Eric Topol sulle pagine dell’Economist, che incorporerà i benefici delle tecnologie digitali e dei dati. Buona parte della tecnologia necessaria alla telemedicina esiste già, e l’emergenza COVID-19 ne ha accelerato lo sviluppo, soprattutto nel campo delle malattie infettive.

La telemedicina in un contesto di epidemia, ad esempio, potrebbe essere determinante durante un primo consulto, e diminuire di conseguenza il rischio di diffusione del contagio, riducendo l’esposizione sia dei pazienti che del personale sanitario. Come evidenzia Topol, le visite tramite video si sono rivelate efficienti da un punto di vista della qualità e del personale impiegato, andando ad alleggerire il lavoro degli operatori sanitari. Lo smartphone stesso può divenire una tecnologia utile alla medicina: il microfono – prosegue Topol – può essere utilizzato dai pazienti, ad esempio, per analizzare la tosse e capire se è in corso una polmonite, così come le app per il fitness sono arrivate a misurare la frequenza cardiaca:

At Scripps Research, we recently published a study of over 47,000 people that showed that data from smartwatches on a resting heart-rate (which typically increases before abnormal body temperature or fever) predicted the onset of flu-like illnesses in geographic clusters as well as, or better than, established means. We just launched a large smartwatch research study in America to determine whether the same can be achieved for predicting clusters of the covid-19 outbreak. That could help promote precision quarantines, better containment and eventually, if a treatment becomes available, its use at the earliest possible time.

Non solo. Prima dell’emergenza COVID-19, anche l’Intelligenza Artificiale applicata al campo della sanità e della salute era un’area di ricerca in forte crescita, e potrebbe uscire persino rafforzata dall’emergenza COVID-19: in parte per la velocità di valutazione che permette in contesti quale quello pandemico, e in parte anche per una possibile – e temuta – carenza di personale che potrebbe succedere alla fine della pandemia. Come sottolinea Karen Hao sulla MIT Technology Review:

Deep learning, in particular, has demonstrated impressive results for analyzing medical images to identify diseases like breast and lung cancer or glaucoma at least as accurately as human specialists. Studies have also shown the potential of using computer vision to monitor elderly people in their homes and patients in intensive care units.

Se da una parte la telemedicina è necessaria, socialmente accettata, e in costante miglioramento, rimangono alcuni ostacoli: la maggior parte dei sistemi sanitari, a livello globale, non ha ancora costruito piattaforme digitali per le televisite, per non parlare della questione della privacy. E permangono delle vere e proprie criticità a livello economico e sociale, quali il prezzo e l’accessibilità delle tecnologie che permettono un certo livello di telemedicina: le persone meno alfabetizzate alla tecnologia e le persone più povere potrebbero rimanere escluse – e spesso queste sono le categorie più vulnerabili anche dal punto di vista sanitario.

Vi è poi un altro livello di criticità, ossia che la telemedicina ha un limite. Come nota correttamente Topol, per millenni le mani, il tocco hanno rappresentato l’essenza del rapporto medico-paziente, persino prima che lo sguardo clinico prendesse il sopravvento: ma questo tocco è una connessione di stimoli non verbali in grado di trasmettere empatia, fiducia, calore, presenza, e questo la telemedicina difficilmente potrà sostituirlo.

Sebbene vi sia un dibattito aperto su come si possa mantenere l’empatia anche attraverso la telemedicina o le sedute di psicoterapia online (e questo anche prima dell’emergenza COVID-19), il tocco, la presenza e l’intimità della cura rimarranno qualcosa di unico. D’altra parte, è fondamentale che le tecnologie al servizio della telemedicina possano offrire un supporto sempre migliore nel momento in cui la presenza fisica sia possibile, come abbiamo sperimentato di recente sulla nostra pelle.

Concludendo con Topol,

The hope that the pandemic passes quickly is misplaced—the reality is that it will take well over a year. It is important to acknowledge that other pandemics will be part of our future. Now is the time to harness the potential of the technology to provide better and more efficient care.

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Laurea magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Specializzata nel campo dell’antropologia medica, ha condotto attività di formazione a docenti, ingegneri e medici operanti in contesti sia extra-europei che cosiddetti “multiculturali”. Ha partecipato a diversi seminari e conferenze, a livello nazionale e internazionale. Ha lavorato nel campo delle migrazioni e della child protection, focalizzandosi in particolare sulla documentazione delle torture e l’accesso alla protezione internazionale, svolgendo altresì attività di advocacy in ambito sanitario e di ricerca sull’accesso alle cure delle persone migranti irregolari affette da tubercolosi. Presso l’Area Sanità di Fondazione ISTUD si occupa di ricerca, scientific editing e medical writing.

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