1. Perché ho scelto di insegnare in questo Master e cosa lo rende, secondo me, distintivo oggi
La verità è che, prima di insegnarlo, questo Master l’ho attraversato come discente. E mi ha cambiata. È stato un punto di svolta non solo professionale, ma profondamente personale. Mi ha dato gli strumenti per “mettere in ordine” nelle mie competenze professionali e mi ha restituito non solo un modo nuovo di stare accanto ai pazienti ma anche un modo nuovo di stare accanto a me stessa: come medico, e come donna.
Insegnare oggi al Master è un modo di restituire qualcosa di quello che ho ricevuto. Ciò che lo rende distintivo, credo, è proprio questo: non è un Master che ti riempie di nozioni, è un Master che ti fornisce gli strumenti culturali e pratici per metterti in reale contatto con te stesso in primis, poi con le persone che hai davanti e con il senso profondo della tua professione.
2. La mia esperienza di docenza e l’impatto osservato nei partecipanti
Quando entro in aula, non porto solo contenuti: porto la mia esperienza, le mie domande e anche le mie fragilità. Cerco di offrire ai discenti spunti pratici, perché credo che la medicina narrativa diventi davvero trasformativa solo quando esce dai libri ed entra nel quotidiano “intreccio” tra la nostra Storia e le Storie delle persone che incontriamo.
Nelle ore dedicate alla docenza, parlo di narrazione come strumento di coesione e comprensione sociale — di come una storia ascoltata con l’opportuna competenza possa ricucire ciò che la fretta, la burocrazia e la stanchezza dei sistemi di cura hanno lacerato. E parliamo di gesti piccoli e concreti: di come porre la domanda giusta, di come rispettare un silenzio, di come valorizzare una frase, di come utilizzare una pagina di scrittura riflessiva alla fine di una giornata difficile.
Quello che vedo accadere nei partecipanti mi commuove ogni volta. Arrivano stanchi, talvolta confusi su quello che accadrà e nel corso del percorso qualcosa, invariabilmente, si riapre. I discenti mi scrivono — anche a distanza di tempo — per raccontarmi di come, dopo il Master, abbiano cambiato il modo di concepire “la Cura”, di come abbiano cominciato ad utilizzare la scrittura riflessiva, di come siano diventati capaci “di stare nel dolore” o anche solo nell’ “ambiguità” dell’esperienza quotidiana.
3. Il contributo della medicina narrativa ai servizi sanitari e sociali, e il futuro della salute
Credo, con tutta me stessa, che la medicina narrativa sia una delle vie più concrete che abbiamo per rendere la sanità di nuovo giusta e rispettosa delle esigenze di ognuno. Assumere competenze narrative significa fare diagnosi migliori, costruire alleanze più solide, prevenire errori e contenziosi, prendersi cura anche di chi cura.
Immagino e desidero un futuro in cui la Narrazione non sia un “di più” affidato alla sensibilità del singolo, ma una competenza riconosciuta, formata, integrata nella educazione e nei servizi. Un futuro in cui le storie, raccolte e custodite, diventino strumenti di coesione sociale: ponti tra pazienti, professionisti, famiglie e comunità. Una sanità che sa ascoltare è una sanità che cura meglio e una società che sa ascoltare è una società che si mantiene coesa nel rispetto e supporto reciproco.

Federica Vagnarelli
