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Narrare i sogni: dai classici della letteratura a “Risvegli” di Oliver Sacks

Ogni estate, proponiamo ai lettori di Cronache delle letture che possano essere di ispirazione e riflessione. Quest’anno, vi proponiamo alcuni titoli di classici della letteratura che contengono racconti di sogni e stati onirici.

Le tematiche del sogno, degli stati onirici, e della separazione tra ciò che è reale e ciò che non lo è, è da sempre al centro della letteratura fantascientifica e – declinato verso l’incubo e l’oscurità – della letteratura horror. Anche i grandi classici, però, hanno a lungo dialogato coi sogni. Il più noto è forse Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll, di cui avevamo già scritto qui; i sogni sono però ricorrenti anche in Guerra e Pace, di Lev Tolstoj:

She hummed a scrap from her favorite opera by Cherubini, threw herself on her bed, laughed at the pleasant thought that she would immediately fall asleep, called Dunyasha the maid to put out the candle, and before Dunyasha had left the room had already passed into yet another happier world of dreams, where everything was as light and beautiful as in reality, and even more so because it was different.

e si rivelano dei rebus, costruiti di desideri e paure, come le Città invisibili di Italo Calvino:

È delle città come dei sogni: tutto l’inimmaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra.

Altre opere che contengono sogni rimasti famosi nella letteratura sono:

Ma non solo il genere narrativo ha dialogato con gli stati onirici. L’ultimo spunto che vogliamo portare ai nostri lettori viene dalla letteratura medica di Oliver Sacks, riconosciuto come una delle figure a cui dobbiamo la pratica della Medicina Narrativa.Tra il 1917 e il 1927, una grave epidemia di encefalite letargica (malattia del sonno) invase il mondo, colpendo quasi cinque milioni di persone. Una piccola percentuale dei malati sopravvisse, in una sorta di torpore, fino a quando la L-dopa, nel 1969, permise di risvegliarli. Oliver Sacks, fra il 1969 e il 1972, somministrò questo farmaco ai malati ricoverati presso il Mount Carmel Hospital di New York: Awakenings racconta le storie di alcune di queste persone, che condividono l’aver passato la maggior parte della loro vita in una zona inesplorata ed estranea al linguaggio:

E tuttavia si tratta del più affascinante degli argomenti, drammatico, tragico e comico in sommo grado. Le mie sensazioni, quando per la prima volta vidi gli effetti della L-dopa, furono di stupore e meraviglia, e quasi di reverente timore. Ogni giorno che passava accresceva la meraviglia, rivelando nuovi fenomeni, manifestazioni inedite, stranezze, interi mondi dell’essere che non avevo mai sognato potessero esistere: mi sentivo come un ragazzo dei bassifondi che si ritrovi di colpo trapiantato in Africa o nel Perù.

Questa sensazione di mondi su mondi, di un paesaggio che si estende sempre più lontano, che sconfina oltre il mio sguardo e la mia immaginazione, l’ho sempre avuta fin dal mio primo incontro con i miei pazienti postencefalitici nel 1966 e dalla prima somministrazione di L-dopa nel 1969. È un paesaggio molto variato, in parte familiare, in parte inquietante, con altopiani battuti dal sole, abissi senza fondo, vulcani, geyser, praterie, paludi; qualcosa come il parco di Yellowstone: arcaico, premurano, quasi preistorico, con una sensazione di potenti forze sobbollenti tutt’intorno. Freud una volta parlò di un’affinità della nevrosi a un paesaggio preistorico, giurassico, e questa immagine è ancor più vera nel caso della malattia postencefalitica, che sembra condurre al cuore oscuro dell’essere.

 

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Laurea magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Specializzata nel campo dell’antropologia medica, ha condotto attività di formazione a docenti, ingegneri e medici operanti in contesti sia extra-europei che cosiddetti “multiculturali”. Ha partecipato a diversi seminari e conferenze, a livello nazionale e internazionale. Ha lavorato nel campo delle migrazioni e della child protection, focalizzandosi in particolare sulla documentazione delle torture e l’accesso alla protezione internazionale, svolgendo altresì attività di advocacy in ambito sanitario e di ricerca sull’accesso alle cure delle persone migranti irregolari affette da tubercolosi. Presso l’Area Sanità di Fondazione ISTUD si occupa di ricerca, scientific editing e medical writing.

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