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Metafore: come usarle in formazione? TRA LINGUAGGIO FATTUALE E METAFORICO NEL MONDO DEL RESPIRO

In un’esperienza di formazione nel 2018 con trecento partecipanti, tra pneumologi, medici di medicina interna, cardiologi, e medici di medicina generale ci siamo soffermati sul tema della comunicazione con i pazienti che sono o malati di broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO) oppure di asma.

Il senso è stato quello di riflettere assieme sulle parole e sulle espressioni che utilizzano quotidianamente per comunicare con i loro pazienti. Si tratta di metafore che aiutano a traghettare e a spiegare dei messaggi al paziente, senza angosciarlo troppo, e allo stesso tempo a proteggere il medico da situazioni equivocabili e di distanza dal paziente.

L’esercitazione proposta ha richiesto ai partecipanti di scrivere le metafore (parole e/o intere espressioni) che utilizzano quotidianamente per spiegare BBCO e asma, far capire loro cosa succede nella fisiopatologia del polmone, e far capire loro il senso delle terapie, in un processo di condivisione con i pazienti. Poi ci siamo anche soffermati, questa volta non sulle metafore, ma sulle parole da non utilizzare con i pazienti con ASMA o con BPCO, e leggendole ci si può rendere conto che in realtà sono termini che sarebbe meglio evitare in diversi processi di cura.

I medici hanno svolto prima individualmente e poi ripreso e condiviso all’interno del proprio sottogruppo il lavoro di scelta delle metafore e delle parole da non utilizzare.

ASMA

METAFORE

–        È come avere nei polmoni un prato arido, e qualunque agente esterno (fumo, virus…) lo brucia; la terapia serve per far diventare il prato come quello inglese;

–        Tubo dell’acqua schiacciata

–        È come il fuoco di un camino: la terapia è l’acqua che lo spegne, gli agenti esterni come la benzina ciò che lo riaccende;

–        Albero capovolto: rami chiusi a causa di una infiammazione (alle foglie non arriva la linfa) à vie aeree intasate

–        Percorso di malattia: allenamento quotidiano per andare alle Olimpiadi, quindi necessità di una terapia adeguata e continuativa (percezione favorevole del tempo; trasmette vitalità); montagna russa;

–        Grappolo d’uva: acini=alveoli

–        Se non fai la terapia in maniera continuativa i bronchi si chiudono come i tubi dell’acqua quando c’è calcare o ruggine, se invece fai la terapia si aprono

–        Pentola a pressione

–        Come se avesse un palloncino nel petto da sgonfiare

–        Spirometria: soffi come per spegnere le candeline

PAROLE DA NON UTILIZZARE

–        Guarigione (per non illudere il paziente);

–        Termini tecnici (broncospasmo, eosinofilia, metacolina), tradurli in termini tecnici;

–        Parole in inglese (tipo device)

–        “Combattere le crisi”;

–        Evitare concetti forti e difficili: “malattia cronica ad andamento parossistico”;

–        “Malattia reversibile” (percezione negativa del tempo, toglie vitalità);

–        Riacutizzazione

–        Albero secco e spoglio (intristisce)

–        Bronco ostruito

–        Respiro sibilante

–        Vellichi

–        Sibili

–        Dolore trattivo

–        Ostruzione

–        Incitazione in corso di spirometria

–        Dispnea

–        Fatica respiratoria

–        Asma cronica

–        Abolizione del fumo

–        Uso del device

–        Devi dimagrire

 

BPCO

METAFORE

–         “Merletto” e “rottura del merletto”;

–        Gomme delle macchine (camera d’aria non funzionante);

–        Mongolfiera à si riempie ma non si sgonfia;

–        Rimodellamento polmonare = descrizione e similitudine con alveare;

–        Immagine del polmone annerito a confronto del polmone normale;

–        Motore “spompato”;

–        Tubi ostruiti, impianto condizionamento (idraulico);

–        Atleta logorato (100 m-maratona);

–        Il fumo è come il fuoco sotto la cenere

–        I suoi bronchi sono come un camino incrostato dalla fuligine

–        I suoi tubi/canali si sono ristretti e passa meno aria

–        Enfisema: sono come i collant che si smagliano

–        I polmoni sono come dei mantici: l’aria entra ma ha difficoltà ad uscire

–        Gli alveoli sono come la plastica per imballaggio (pluriball), l’enfisema sono come le bolle che scoppiano

–        è come riempire una vasca una vasca col tappo aperto

–        La sua malattia è come una corazza, un’armatura che le stringe forte il petto e le impedisce di respirare

PAROLE DA NON UTILIZZARE

–        Acronimi (BPCO, COPD);

–        “Enfisema”;

–        Inglesismi;

–        Allarmismi (aderenza al “qui e ora” del paziente e non prospettare un futuro eventualmente “catastrofico”);

–        Tecnicismi (FEV1-VC);

–        Guarigione

–        “Se non smette di fumare non torni”, fumo come vizio

–        Soffocamento/strangolamento:

–        Non curarsi/non aderente/morte/inguaribile/inglesismi (es device)/colpa del paziente

–        Non paragonare infiammazione ad un fuoco che brucia dentro di lei perché spaventa molto il paziente

 

 

Se nell’ASMA i simboli più per spiegare la malattia erano gli alberi da far rifiorire, i tubi da sturare, gli incendi da domare, le parole da non dire erano quelle che parlavano del miracolo della guarigione e l’aggettivo “cronico”, perché la parola cronico diventa una “sentenza per sempre”.  Altre espressioni vietate erano gli inglesismi (device, puff, compliance),  no ai termini tecnici come dispnea, test di spirometria, per non parlare di FEV1. Nella BPCO le metafore più comuni per spiegare cosa succede all’apparato polmonare erano il merletto un po’ logoro, le gomme o le ruote della bicicletta lise, l’alveare da ripulire, e il nero del catrame e del fumo, verso il bianco del pulito. Le parole da non dire erano di natura simile a quelle dell’asma: l’inglese fuori dalla porta, ben venga anche il dialetto, i termini tecnici se son da dire vanno spiegati bene, magari anche usando una metafora, e dato che la persona con BPCO è generalmente anziana va compresa nella sua età, senza essere sanzionatori sul fumo, senza ricattarla se non smette di fumare. Piuttosto è opportuno far leva sulle energie positive del presente. Interessante che i partecipanti non hanno trovato consenso sulla parola “inguaribile”: per alcuni non andava detta, per altri però nel momento in cui dicono chela parola vietata è “guarigione”, ecco che tacitamente si manifesta l’impossibilità di guarigione, con un paziente “portatore a vita di una malattia”.

Insomma, un’altra volta che il linguaggio richiede una grande personalizzazione. A volte il suono di un fischio, un sibilo o un colpo di tosse, per le malattie respiratorie vale molto di più di immagini simboliche o di lunghe spiegazioni tecniche.

Utile riflessione sulle parole hanno commentato i partecipanti “dovremmo farla più spesso”.

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Epidemiologa e counselor - 30 anni di esperienza professionale nel settore Health Care. Studi classici e Art Therapist Coach, specialità in Farmacologia, laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Ha sviluppato i primi anni della sua carriera presso aziende multinazionali in contesti internazionali, ha lavorato nella ricerca medica e successivamente si è occupata di consulenza organizzativa e sociale e formazione nell’Health Care. Fa parte del Board della Società Italiana di Medicina Narrativa, Insegna all'Università La Sapienza a Roma, Medicina narrativa e insegna Medical Humanities in diverse università nazionali e internazionali. Ha messo a punto una metodologia innovativa e scientifica per effettuare la medicina narrativa. Nel 2016 è Revisore per la World Health Organization per i metodi narrativi nella Sanità Pubblica. E’ autore del volume “Narrative medicine: Bridging the gap between Evidence Based care and Medical Humanities” per Springer nel 2018 e di "The languages of care in narrative medicine" del 2018, e di pubblicazioni internazionali sulla Medicina Narrativa. E’ conferenziere in diversi contesti nazionali e internazionali.

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