MEDICINA NARRATIVA, UN PUNTO DI SVOLTA PER PRENDERSI CURA DELLA DEPRESSIONE

22 Gennaio 2021 – Conferenza Stampa

Copertina de “Medicina Narrativa, un punto di svoltare prendersi cura della depressione”

Le restrizioni che la pandemia dovuta all’emergenza sanitaria da COVID-19 ha imposto ai fini di rallentare il più possibile la diffusione del contagio hanno portato a rilevanti conseguenze non solo da un punto di vista sanitario, politico, economico, sociale ed assistenziale, ma anche psicologico. Il deterioramento della salute mentale, una maggiore prevalenza di pensieri e comportamenti segnalati di autolesionismo tra le persone con COVID-19 che accedono ai servizi di salute mentale, e prove che suggeriscono che precedenti epidemie come la SARS (2003) erano associate a un aumento delle morti per suicidio, inducono a porre grande attenzione ad un tema delicato quale quello della depressione.

Proprio per la rilevanza del tema, Venerdì 22 Gennaio, tra le 11:00 e le 12:30, si è tenuta una conferenza stampa in streaming, dedicata alla presentazione del libro dal titolo “Medicina Narrativa, un punto di svolta per prendersi cura della depressione -La narrazione come risorsa aggiuntiva per affrontare gli eventi trascorsi e presenti durante la pandemia”, edito da Effedi. Il manuale sull’utilizzo della Medicina Narrativa, scritto da Maria Giulia Marini, Claudio Mencacci, Matteo Balestrieri, Salvatore Varia, Ubaldo Sagripanti, Maurizio Pompili, Paola Chesi e Luigi Reale, si configura come risorsa aggiuntiva nella cura delle persone con depressione, rivolto a tutte le figure sanitarie fulcro della prevenzione e cura di una patologia riconosciuta dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) come la prima causa di disabilità a livello mondiale, oggi in ulteriore aumento in seguito alla pandemia. Il libro è il frutto del Progetto Fuori dal blu, che ha voluto realizzare un’attività di ascolto a 360 gradi delle persone che vivono la depressione maggiore e dei familiari e professionisti sanitari che si prendono cura di loro, tramite una raccolta sistematica di narrazioni secondo questi tre punti di vista. Attraverso la scrittura, infatti, si è avuto modo di cogliere ulteriori aspetti del vissuto quotidiano con la depressione maggiore, e gli elementi che influiscono sulla riemersione di questa condizione. Il progetto è patrocinato dalla Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF), dalla Società Italiana di Psichiatria e dalla Fondazione ONDA, e riceve il supporto non condizionato di Lundbeck Italia.

Il Presidente SINPF e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute mentale dell’ASST Fatebenefratelli – Sacco, Milano, Dr. Mencacci, ha sottolineato la valenza delle parole, che curano insieme alle cure della scienza medica ed hanno sede nello spazio dell’incontro, in cui vi sono dicibile ed indicibile, visibile ed invisibile. Alla pandemia virale sono seguite altre pandemia, tra cui quella relativa alla salute mentale, ma sono esplose anche le disparità sociali, ambientali, la povertà e lo stigma, tutti fattori che aumentano il rischio dello sviluppo dei disturbi depressivi, come confermato dai dati di diversi studi internazionali.

Come fa presente il Prof. Pompili, Professore di Psichiatria Università La Sapienza, Presidente Società Italiana Suicidologia, Dipartimento di Neuroscienze, salute mentale e organi di senso – NESMOS, Roma, pur non potendo ancora fare stime precise dell’impatto del COVID-19 sui tassi di suicidio, ci serve chiarire che laddove si semina dolore mentale, emerge l’importanza di riconoscere i segnali di allarme. E’ infatti proprio nella narrazione delle persone che ci sono i veri motivi per cui qualcuno decide di finirla. Empatiaascoltosintonia e multidisciplinarietà emergono tra le principali risorse, unitamente alla Medicina Narrativa, per poter dare voce ai residui della sofferenza dopo la pandemia, al fine di farci carico non solo di diagnosi psichiatriche, ma anche di problematiche lavorative, relazionali di un tessuto sociale che si è disgregato. A questo riguardo, la Dr.ssa Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, ha anche evidenziato come il rischio di perdita di lavoro sia sensibilmente aumentato, soprattutto per le donne, la cui retribuzione è sempre più bassa ed il cui tasso di occupazione è sensibilmente diminuito, raggiungendo i 17,9 punti percentuali di distanza da quello maschile. A ciò si aggiungano l’aumentato carico di gestione domestica e dei figli, nonché i casi di violenza domestica. 

In questo complesso quadro, non dobbiamo dimenticarci dei caregiver, chiamati ad incrementare il tempo di convivenza e a garantire presenza e sicurezza assistenziale, fisica ed affettiva, come ricorda il Vicepresidente Società Italiana di Psichiatria, Dipartimento Salute Mentale ASP Palermo, il Prof. Varia. La Medicina Narrativa è un approccio di cura centrato sul paziente: attraverso l’ascolto o la lettura dei racconti della malattia è possibile cogliere aspetti peculiari della persona che sono preziosi per l’elaborazione del Progetto di Cura Personalizzato. Questo progetto di cura deve essere peraltro aggiornato con le necessità di utilizzo delle nuove tecnologie dettato dalla pandemia e ci pone a fronte di nuove sfide. Una delle più rilevanti è riuscire a preservare l’empatia anche da remoto, come ricorda il Responsabile dell’Area Sanità e Salute – Fondazione ISTUD, Dr. Reale, menzionando “Le regole per favorire l’empatia” di John Launer. Al proposito, il Dr. Sagripanti, ASUR Marche DSM AV3 – Civitanova Marche, mutuando il riferimento all’universo di partecipatori dalla fisica, afferma che “Si è sempre partecipato, ma adesso con la Medicina Narrativa possiamo riportare nella scientificità quella componente che è stata marginalizzata: siamo esseri umani a fronte di altri esseri umani. Questa è una rivoluzione enorme”. Il Prof. Balestrieri, Professore e Direttore Clinica Psichiatrica Azienda Sanitaria Universitaria di Udine, sottolinea quindi come ci sia bisogno di chi vada ad accogliere e riprendere la persona, farla uscire dalla chiusura e quindi di un nuovo atteggiamento. Ecco perché questo libro è fatto per essere consultato e vissuto, come ci ricorda la Dr.ssa Chesi, Ricercatrice e docente dell’Area Sanità e Salute – Fondazione ISTUD, atto a sviluppare competenze relazionali, che aiutano a migliorare le relazioni di cura. A questo riguardo, si ricorda la disponibilità del libro anche come corso FAD per i professionisti sanitari (19 crediti ECM). 

La Medicina Narrativa si sta legittimando come strumento per migliorare i percorsi e le relazioni di cura, e viene sempre più insegnata e applicata in molti contesti di cura di tutto il mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha emanato nel 2016 un documento per l’applicazione dei metodi narrativi da recepire nei diversi sistemi sanitari nazionali e l’Italia nel 2014 ha realizzato le “Linee di indirizzo per l’utilizzo della Medicina Narrativa in ambito clinico-assistenziale”, elaborate e presentate dall’Istituto Superiore di Sanità ed indirizzate in maniera multidisciplinare ai professionisti che operano in ambito socio-sanitario. 

La Medicina Narrativa, ci ricorda la Dr.ssa Marini, Direttore Scientifico e dell’Innovazione dell’Area Sanità e Salute – Fondazione ISTUD, è democratica. È capace di unire malati e operatori sanitari, associare medicina basata sulle evidenze e medicina basata sulla narrazione, così come scienze cliniche e scienze umane. Ci permette di ampliare lo sguardo, considerando che l’uomo fa parte di un movimento cosmico maggiore.

Per accedere alla videoregistrazione della Conferenza Stampa:

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