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La medicina narrativa in pediatria: un’intervista a Paola Chesi su OMNI News

Volentieri segnaliamo Io speriamo che me la cavo: la Medicina Narrativa in pediatria, un’intervista a Paola Chesi pubblicata su OMNI News – Il giornale della Medicina Narrativa italiana.

Qui si può leggere l’intervista completa, condotta da Viola Rita, di seguito ne riportiamo un breve estratto.

VR. Dottoressa Chesi, a cosa serve la medicina narrativa in pediatria? 

PC. La possibilità di raccontare se stessi, la propria malattia e il rapporto con essa è fondamentale anche e soprattutto in età infantile e adolescenziale. Attraverso la narrazione, ad esempio la scrittura di brevi testi, fiabe o fumetti, emergono aspetti della persona, come affronta la patologia e il percorso terapeutico, che con il tradizionale colloquio, mediato dalla presenza dei genitori, non verrebbero rilevati. Questo può aiutare sia il medico sia i genitori a capire meglio come relazionarsi con il bambino o con il ragazzo per coinvolgerlo attivamente, renderlo più collaborativo.

VR. Quali strumenti narrativi si possono utilizzare? 

PC. Abbiamo condotto alcuni progetti di medicina narrativa in pediatria che riguardavano soprattutto malattie croniche o rare. I bambini e i ragazzi coinvolti venivano invitati a scrivere brevi testi in varie forme. In alcuni casi si presentavano dei fumetti solo con disegni e il bambino o il ragazzo poteva riempire le nuvolette lasciate appositamente vuote, facendo parlare i personaggi. Oppure si forniva un’immagine e si chiedeva, a partire dalla figura, di scrivere qualcosa, o ancora si partiva da una fiaba in cui il protagonista era il bambino, che poteva proseguire la storia a suo piacere. Il tutto calibrato sulle diverse età e con lo scopo di far raccontare qualcosa di sé e della propria malattia.

VR. Qual è un progetto di medicina narrativa in pediatria da voi condotto?

PC. Un esempio è il progetto CRESCERE (Creare con Racconti di ESperienze di Cura l’Empowerment), cui hanno preso parte 13 enti di ricerca, fra università e ospedali. L’iniziativa ha permesso di raccogliere le storie di bambini e ragazzi con deficit di ormone della crescita, dei loro nuclei famigliari e del personale medico-sanitario che li ha in cura. L’obiettivo era conoscere ed illustrare il vissuto di chi vive direttamente tale condizione e di chi sta loro vicino, comprenderne i bisogni e le aspettative, per individuare le esperienze di buone pratiche e gli spazi di intervento utili a migliorare l’organizzazione dei percorsi di cura dedicati.

VR. In che modo la medicina narrativa può essere utile anche al pediatra? 

PC. In primo luogo perché ha modo di conoscere meglio il suo paziente e le sue esigenze di cura. E poi, non secondario, perché ha la possibilità di usare gli strumenti narrativi in prima persona, per esprimere il suo stato d’animo in relazione alla presa in carico e alla gestione dei pazienti: un esercizio benefico, utile ad elaborare a livello cognitivo ed emotivo il proprio vissuto, le proprie frustrazioni e altre forme di stress che affliggono la categoria e che sono causa di burnout. In questo caso, una delle problematiche frequenti consiste nella resistenza del professionista ad essere coinvolto appieno. Questo perché non ha mai avuto occasione, sia durante la formazione sia nella pratica clinica, di poter far emergere le proprie emozioni e le possibili difficoltà personali nel rapporto col paziente, all’interno di una professione complessa e ad alto coinvolgimento emotivo.

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