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I medici curanti malati terminali necessitano di più supporto

Caring A Tradition Of Nursing di Marlyn Boyd

Caring A Tradition Of Nursing di Marlyn Boyd

I medici che curano i malati terminali necessitano di più supporto. Ora questa realtà, che a primo acchito può sembrare banale, è stata confermata anche dalla BMA, la British Medical Association. Quest’ultima ha esplicitamente richiesto una maggiore attenzione nei confronti del supporto da riservare ai medici che si occupano di pazienti in fin di vita, a seguito di un sondaggio che ha rilevato che un medico su cinque ritiene di non ricevere un’assistenza sufficiente: il 93,9% di loro afferma di ricevere un forte impatta emotivo.

Il dottor Zoe Greaves, del comitato etico-medico della BMA, ha detto:

Anche se i medici sono professionalmente preparati ad affrontare la morte, il costo emotivo nella cura dei pazienti alla fine della loro vita non deve essere sottovalutato. I medici ricorderanno sempre la loro “prima morte”. Il BMA vuole vedere l’uso dei servizi di supporto divenire una prassi.

Più di un terzo (37,2%) dei 457 medici che hanno risposto al sondaggio online hanno detto di aver preso a cuore i pazienti terminali frequentemente o per tutto il tempo. Una percentuale simile (34,6%) hanno risposto con un “di tanto in tanto”, il 28,2% afferma invece di non aver mai provato attaccamento. Solo il 14,7% ha dichiarato di aver accesso a reti di sostegno formali o informali, sia a livello locale che nazionale.

Ecco alcuni estratti delle dichiarazioni rilasciate dai medici intervistati:

Non credo che passiamo il tempo a pensare l’impatto emotivo, così tratteniamo tutto dentro finché non si consuma.

Basta andare avanti con lui. Non vi è alcun supporto.

Essenzialmente non ho alcun supporto diverso dal discutere con i colleghi (medici e infermieri) in modo informale.

Nei casi in cui si erano resi accessibili ai medici dei servizi di supporto da parte di unità o staff specialisti delle cure palliative, la risposta è stata positiva: il 92% affermava di aver soddisfatto le proprie esigenze.

Un altro medico ha detto che nel suo primo anno sul posto di lavoro è stato lasciato solo con un paziente terminale mentre il medico anziano era a teatro. La famiglia stessa era impreparata all’evenienza di una morte improvvisa.

 

Mi sentivo completamente impotente, ma sapevo di avere un dovere di cura verso il paziente, per rendere la sua morte meno dolorosa possibile. Quando il paziente è morto, ho constatato il decesso la morte, ma senza alcun supporto. Provavo compassione perla famiglia che stavano piangendo e gemendo – questa è l’unica cosa che sapevo di poter fare. Mi sentivo sconvolto dopo. Più tardi, la famiglia mi ha portato una toccante biglietto di ringraziamento. Sono rimasto molto sorpreso e ho sentito che era estremamente immeritato. Come medici abbiamo a che fare con la morte di frequente, ma non lo rende affatto più facile. Ѐ fondamentale ricevere il sostegno, il tempo e la formazione necessarie per migliorare.

Fonte: TheGuardian.com

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Laureato in Lettere all'Università del Piemonte Orientale, si sta specializzando in Scienze Antropologiche ed Etnologiche all'Università di Milano-Bicocca. Giornalista e scrittore vercellese, ha collaborato con molte testate locali e nel 2015 ha pubblicato il romanzo d'esordio "Qui non arriva la pioggia". Nel 2017 ha poi pubblicato "Il peccato armeno, ovvero la binarietà del male".

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