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Londra, Parigi, Boston: un panorama sempre più internazionale al Master in Medicina Narrativa Applicata, con una lieve nota amara – la fuga di due donne brillanti dall’Italia

A cura di Paola Chesi e Maria Giulia Marini

Prosegue il percorso formativo dei professionisti sanitari che stanno partecipando al Master in Medicina Narrativa Applicata di ISTUD, e che nel II modulo hanno avuto l’occasione di incontrare tre esperte internazionali di Medicina Narrativa e Medical Humanities. I confini del nostro interesse e della nostra ricerca si allargano sempre di più e arrivano oltreoceano, alla MCPHS University di Boston (Massachusetts College of Pharmacy & Health Sciences) in cui Carol Ann Farkas è docente del corso universitario  per futuri medici e infermieri “Literature and Medicine”, volto a indagare l’esperienza della malattia non solo dal punto di vista strettamente clinico, ma anche attraverso le narrazioni delle esperienze vissute: un modo per “allenare” all’ascolto attento, alla riflessione, alla comprensione, e completare la formazione dei futuri professionisti che dovranno imparare a curare e a prendersi cura delle persone. Carol Ann è stata ospite “virtuale” della prima giornata di Master e, attraverso un dialogo guidato successivo alla proiezione in aula del film “The elephant man”, di David Lynch (1980), ha portato un esempio di come accompagnare a comprendere l’esperienza umana della malattia attraverso la filmografia – senza allontanarsi dagli attuali contesti socio-culturali ma anzi, analizzandoli ed interpretandoli. Lo stesso film sarà a breve proiettato presso la MCPHS University a di Boston con gli studenti di Medicina e Scienze Infermieristiche, e sarà interessante poter confrontare le riflessioni ed analisi emerse nei due diversi contesti formativi e sanitari: un’eccezionale e inedita esperienza di scambio e unione di punti di vista.

Seconda grande esperta di Medical Humanities  è stata Maria Vaccarella, ricercatrice e docente al Centre for Humanities and Health del King’s College di Londra, uno dei maggiori centri di riferimento al mondo per la Medicina Narrativa. Tra i nuovi progetti di ricerca intrapresi, Maria Vaccarella si sta occupando di Bioetica Narrativa, un tema certamente attuale, già affrontato da grandi nomi della Medicina Narrativa come Arthur Frank, Howard Brody e Rita Charon: questa si occupa di definire il contributo dell’approccio narrativo alle questioni di bioetica, in un processo di unione delle ragioni cliniche della medicina e quelle esistenziali dell’individuo. Attraverso la raccolta delle narrazioni dei pazienti e dei congiunti, attraverso la ricostruzione della storia familiare, vengono affrontate in modo che include scelte etiche di grande difficoltà, quali continuare con gli interventi clinici o sospenderli. Questo inserendoli nel contesto di vita delle persone, in una società che inesorabilmente invecchia sempre più, allontanando da sé la possibile idea della morte. [1]

Lo scenario europeo si è arricchito con l’intervento di Silvia Rossi, ricercatrice presso l’Università di Paris Ouest  – Nanterre, che da anni sta consolidando la sua esperienza di Medicina Narrativa nella realtà francese. Entrando nel vivo dell’utilizzo delle narrazioni, abbiamo affrontato l’analisi del linguaggio, e più precisamente il significato delle metafore nelle autobiografie delle persone che vivono un’esperienza di malattia. Metafora, non come  semplice orpello fine a se stesso, ma un vero e proprio strumento per comunicare la realtà vissuta. Superando il cliché della “guerra alla malattia”, le metafore rivelano la propria visione della esperienza e le possibili strategie per unire i diversi “personaggi” della storia, ciascuno con il proprio ruolo e punto di vista. A testimoniare la maggiore potenzialità delle narrazioni rispetto alla semplice raccolta di testimonianze, è stata presentata un’esperienza-modello basata sulla raccolta di storie di cancro, che si sta sviluppando in un progetto di riorganizzazione e ripianificazione del piano di cura del cancro nell’Ile de France. Un bellissimo esempio della straordinaria forza delle storie, che – se aggregate ed analizzate con metodo e con un’azione corale tra persone in cura, curanti e decision makers – può davvero contribuire a raggiungere una sanità sostenibile.

Si allarga quindi il network internazionale che ha l’intento di unire le best practices internazionali con le esperienze italiane, per dare alla Medicina Narrativa un riconoscimento e un’applicabilità maggiori. E se da un lato siamo fieri di avere avuto, tra gli esperti di Medicina Narrativa internazionale, due donne italiane che hanno avuto grandi riconoscimenti all’estero, dall’altro lato siamo dispiaciute perché hanno dovuto lasciare il paese per farsi strada nel mondo accademico. Insomma, due altre narrazioni di come in Italia  i ricercatori non trovino futuro; ma Silvia e Maria erano felici di essere tornate qui a fare lezione con noi.

[1] Per approfondire, si consiglia di vedere il video di Peter Saul “Let’s talk about dying”.

 

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