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Pubblicato il libro “Fuori dal blu: Flussi di esperienze nei racconti di pazienti, familiari e curanti sulla Depressione”

Il libro Fuori dal blu: Flussi di esperienze nei racconti di pazienti, familiari e curanti sulla Depressione nasce dal progetto omonimo e raccoglie le narrazioni di persone con Depressione Maggiore, loro familiari o altre figure vicine, e curanti.

Il progetto, ideato e realizzato nel 2019 dall’Area Sanità e Salute di Fondazione ISTUD, ha avuto i patrocini di due società scientifiche, la SINPF (Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia) e SIP (Società Italiana di Psichiatria), di Fondazione ONDA, e il supporto non condizionato di Lundbeck Italia. Sono inoltre stati coinvolti cinque centri di Psichiatria italiani esperti nella cura della Depressione maggiore.

Il progetto ha voluto unire le storie dei pazienti con quelle dei loro familiari e curanti:

Gli obiettivi del progetto Fuori dal Blu sono quindi quelli di dare voce ai vissuti di tutti coloro che ruotano attorno ad un percorso di cura per depressione, per contribuire a ridurre la distanza ancora esistente tra la gestione clinica della patologia e l’assistenza desiderata da parte delle persone in cura. Attraverso le storie raccolte, inoltre, si intende sensibilizzare e stimolare la comunità scientifica e l’intera cittadinanza a conoscere e comprendere meglio la depressione maggiore, per arginare lo stigma ancora esistente di una malattia che spesso non viene riconosciuta come tale, e pertanto viene tenuta nascosta. E invece, se è vero che la depressione è una malattia, è altrettanto vero che da essa si può guarire, anche con la condivisione delle esperienze.

– da Il progetto Fuori dal Blu, di Maria Giulia Marini, p. 13

Le 96 storie di depressione maggiore raccolte nell’ambito del progetto ci dicono che parlare di depressione è possibile, e se si utilizza il linguaggio appropriato, non giudicante, le persone scelgono di aprirsi al loro vissuto:

I numeri e la ricchezza delle narrazioni raccolte sono la prima restituzione del ruolo benefico della narrazione, ma le testimonianze dirette di chi ha scritto descrivono gli effetti ricevuti da questa attività: la solitudine e chiusura delle persone con depressione ha trovato nella scrittura uno strumento di espressione libera, utile a riordinare le idee, ad aprire “scrigni” chiusi, ad esprimere attraverso un linguaggio diverso da quello clinico “l’indicibile”, quelle sfumature del vissuto che nessun termine tecnico o clinico può trasmettere. Per i familiari e altre figure vicine, la narrazione ha rappresentato un inusuale gesto di attenzione nei loro confronti, un’inedita occasione di mettersi, per una volta, al centro della storia ed esprimere il proprio carico. E per i curanti, spostare il focus dalla malattia alle persone, includendo sé stessi, e farlo attraverso un linguaggio “comune” e non clinico, ha permesso in molti casi di scoprire nuovi elementi da considerare nel processo di cura.

– da I risultati emersi dalle narrazioni, di Paola Chesi e Luigi Reale, p. 17

Da questi risultati, e soprattutto dalla ricchezza delle narrazioni raccontate, nasce l’idea di realizzare questa raccolta di storie di depressione maggiore:

Ognuna di queste storie ha una ricchezza e un valore inestimabili, indipendentemente dalla lunghezza, dagli stili adottati, dalla fluidità. E ognuna ha una sua luce interna, più o meno visibile, per uscire “fuori dal blu”.

– da Guida alla lettura, di Paola Chesi e Luigi Reale, p.18

Ringraziamo Tania Ponta di Fondazione ISTUD per la realizzazione grafica del libro e la casa editrice Effedì per la cura del volume.

Ringraziamo tutte le persone con Depressione Maggiore, i familiari e i professionisti sanitari che hanno raccontato e condiviso la propria storia.

A questo link è possibile acquistare il libro.

Recensione Fuori dal blu della depressione

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Laurea magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Specializzata nel campo dell’antropologia medica, ha condotto attività di formazione a docenti, ingegneri e medici operanti in contesti sia extra-europei che cosiddetti “multiculturali”. Ha partecipato a diversi seminari e conferenze, a livello nazionale e internazionale. Ha lavorato nel campo delle migrazioni e della child protection, focalizzandosi in particolare sulla documentazione delle torture e l’accesso alla protezione internazionale, svolgendo altresì attività di advocacy in ambito sanitario e di ricerca sull’accesso alle cure delle persone migranti irregolari affette da tubercolosi. Presso l’Area Sanità di Fondazione ISTUD si occupa di ricerca, scientific editing e medical writing.

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