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La sottovalutazione dell’alfabetizzazione sanitaria e l’emergenza COVID-19: una riflessione su The Lancet

È possibile che, durante una pandemia, i governi prendano tempo e risorse da investire nell’alfabetizzazione sanitaria dei cittadini? Secondo Leena Paakkari e Orkan Okan è un impegno complesso, ma non impossibile; tanto più che ormai vi è una estesa comunicazione sulla pandemia in atto. Soprattutto, questo impegno è necessario.

Molto è già stato detto riguardo all’infodemia che ha accompagnato l’emergenza COVID-19 dal suo inizio. Nel loro articolo su The Lancet, Paakkari e Okan sostengono che questa infodemia abbia permesso di identificare la scarsa educazione sanitaria dei cittadini come un problema di salute pubblica che viene sottovalutato a livello globale. Come è emerso in uno studio del 2015 condotto da Kristine Sørensen e colleghi, in Europa quasi la metà degli adulti coinvolti ha riferito di avere problemi di alfabetizzazione sanitaria e di non avere competenze sufficienti per prendersi cura della propria salute e di quella altrui.

Con l’emergenza COVID-19, continuano gli autori, due aspetti sono diventati evidenti: il primo, l’alfabetizzazione sanitaria è importante per la prevenzione delle malattie, infettive e non, a livello globale; il secondo, la preparazione del sistema nel fronteggiare le malattie infettive deve essere integrata con una preparazione individuale dei cittadini.

Se la maggior parte delle persone agisce in modo socialmente responsabile e solidale, diminuendo il rischio che l’infezione si propaghi, questo non elimina il cosiddetto problema del free rider, ossia di chi – motivato da un’errata percezione del rischio o da altre priorità personali – ignora la richiesta di osservare comportamenti protettivi e preventivi, pur godendo dei benefici dati da chi si conforma a tale richiesta. Questo comportamento può essere identificato non solo come scorretto, ma anche come ingiusto, soprattutto nei confronti dei gruppi esposti a un rischio maggiore.

Secondo gli autori, dunque, una maggiore alfabetizzazione sanitaria potrebbe aiutare le persone a comprendere le ragioni alla base delle raccomandazioni, e a riflettere sui possibili esiti delle loro azioni. È importante, però, che l’assunzione di responsabilità sociale, il valore della solidarietà e la comprensione di cosa spinge le persone verso determinate scelte siano incluse in questa alfabetizzazione.

In conclusione,

The development of health literacy is even more topical than ever to prepare individuals for situations that require rapid reaction. Above all, health literacy should be seen in relation to social responsibility and solidarity, and is needed from both people in need of information and services and the individuals who provide them and assure their accessibility for the general population.

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Laurea magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Specializzata nel campo dell’antropologia medica, ha condotto attività di formazione a docenti, ingegneri e medici operanti in contesti sia extra-europei che cosiddetti “multiculturali”. Ha partecipato a diversi seminari e conferenze, a livello nazionale e internazionale. Ha lavorato nel campo delle migrazioni e della child protection, focalizzandosi in particolare sulla documentazione delle torture e l’accesso alla protezione internazionale, svolgendo altresì attività di advocacy in ambito sanitario e di ricerca sull’accesso alle cure delle persone migranti irregolari affette da tubercolosi. Presso l’Area Sanità di Fondazione ISTUD si occupa di ricerca, scientific editing e medical writing.

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