La medicina narrativa nelle università del Portogallo 

Anche in Portogallo, la medicina narrativa sta trovando voce e spazio: un linguaggio che unisce le persone nella cura, intrecciando le storie dei pazienti con la competenza dei professionisti. 
Negli ultimi anni, sempre più università hanno scelto di dare valore alle parole, di insegnare ad ascoltare e di costruire ponti tra scienza e umanità. 

Tra queste realtà, due esperienze raccontano in modo esemplare come la medicina narrativa possa cambiare lo sguardo di chi cura e di chi viene curato: a Porto, la bioeticista Susana Magalhães intreccia narrazione ed etica per umanizzare la ricerca scientifica; a Lisbona, la docente Teresa Casal porta la letteratura nelle aule di medicina per insegnare che la comprensione passa prima dall’ascolto. 

Due percorsi diversi, un’unica visione: una medicina che non si limita a guarire, ma che accoglie, comprende e accompagna — perché la salute non vive solo nei dati clinici, ma nelle storie di chi la attraversa. 

A Porto, la narrazione come etica della scienza 

All’Universidade do Porto, le storie non vengono solo raccontate: vengono ascoltate, discusse, condivise. 
Susana Magalhães, bioeticista e ricercatrice, insegna che la medicina narrativa non è solo un esercizio di scrittura, ma un modo per riflettere sulla responsabilità di chi fa scienza. 
Nel suo lavoro presso l’i3S – Instituto de Investigação e Inovação em Saúde, la narrazione diventa un ponte tra il mondo della ricerca e le vite reali che quella ricerca tocca. 

Attraverso corsi e progetti universitari — come il programma di Medicina Narrativa della Universidade Fernando Pessoa — Magalhães accompagna medici, infermieri e ricercatori a riscoprire la parte più umana del loro mestiere. 
Nel 2018 ha fondato il GERMEN – Grupo de Estudos e Reflexão em Medicina Narrativa, un gruppo di studio che unisce professionisti e studenti in un dialogo continuo su cosa significhi davvero “curare”. 

Durante i laboratori, le persone scrivono, leggono e si confrontano sulle proprie esperienze. 
C’è chi parla della difficoltà di dire la verità a un paziente, chi racconta una guarigione inaspettata, chi riflette su un errore che ancora pesa. 
Ogni storia diventa occasione di consapevolezza, un modo per trasformare il sapere tecnico in sapere umano. 

A Porto, la medicina narrativa non è una teoria, ma una pratica quotidiana: un invito a rallentare, a guardare negli occhi chi si ha davanti, a restituire dignità e senso a ogni voce. 

A Lisbona, la letteratura che incontra la medicina 

Nella Faculdade de Letras dell’Universidade de Lisboa, Teresa Casal accoglie i suoi studenti con un gesto semplice: apre un libro. 
Non un testo medico, ma un romanzo, un diario, una poesia. Insieme leggono, discutono, scrivono. 
Ogni pagina diventa uno specchio, ogni parola un modo per entrare nel mondo dell’altro. 

Casal è convinta che la letteratura e l’arte possano insegnare a sentire. 
Nei suoi corsi — dal Curso Livre de Medicina Narrativa ai moduli opzionali del Mestrado Integrado em Medicina — gli studenti imparano a leggere non solo le cartelle cliniche, ma le persone che vi sono dietro. 

Durante le lezioni, si condividono emozioni e riflessioni: la paura di un paziente, la fatica di un giovane medico, la speranza che nasce da una guarigione. 
Casal guida gli studenti in un percorso di ascolto profondo, dove la parola diventa strumento di empatia e la narrazione si trasforma in pratica di cura. 

Accanto all’insegnamento, Casal porta avanti progetti di ricerca nelle Health Humanities, analizzando come la narrazione possa cambiare la formazione dei professionisti della salute e migliorare la relazione medico-paziente. 
Le sue ricerche dimostrano che ascoltare non è tempo perso: è tempo guadagnato in fiducia, comprensione e benessere. 

Due strade, una stessa visione 

A Porto e a Lisbona, la medicina narrativa assume sfumature diverse ma si nutre dello stesso spirito: riportare al centro la persona. 
A Porto, Susana Magalhães insegna a vedere la scienza come un atto etico e relazionale. 
A Lisbona, Teresa Casal mostra che la letteratura può diventare strumento di cura e di consapevolezza. 

Entrambe credono che le storie siano la via più diretta per conoscere l’essere umano. 
E nelle loro università, medici, studenti e ricercatori stanno imparando che una buona cura comincia sempre da un buon ascolto. 

Un movimento che cresce, una cultura che cura 

Le esperienze di Porto e Lisbona sono solo due volti di un movimento più ampio che, in Portogallo, sta ridando umanità e voce alla medicina. 
Oggi sempre più università, ospedali e centri di ricerca promuovono corsi, laboratori e progetti dedicati alla narrazione, convinti che le parole possano cambiare la qualità della cura. 

Da nord a sud del Paese, la medicina narrativa sta diventando una vera e propria cultura della cura: un modo di fare sanità più empatico, partecipativo e consapevole. 
In un tempo in cui la tecnologia cresce e il contatto umano rischia di perdersi, queste esperienze ricordano che la medicina non è solo una scienza del corpo, ma anche un’arte dell’incontro. 

Il lavoro di Susana Magalhães e Teresa Casal ne è la prova: due donne, due università, due strade che convergono verso lo stesso orizzonte. 
Una medicina che sa ascoltare, raccontare e condividere. 
Perché ogni storia, quando viene ascoltata con rispetto, diventa una forma di cura. 
E ogni atto di cura, quando nasce da una storia, diventa un gesto profondamente umano. 

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