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La Medicina Narrativa e il vissuto delle famiglie con esperienza di una nascita prematura: intervista a Martina Bruscagnin

Il progetto “Nascere prima del tempo: il vissuto delle famiglie in Italia” è stato realizzato da Fondazione ISTUD in collaborazione con Vivere Onlus e con il supporto non condizionato di AbbVie. Il progetto ha previsto la realizzazione di un’attività di raccolta delle storie dei nuclei famigliari che vivono l’esperienza di una nascita prematura e il percorso di cura conseguente. L’intento è stato quello di raccogliere, attraverso le narrazioni, gli spunti relativi al vissuto, alle richieste, alle aspettative emerse durante il percorso, per individuare gli spazi di intervento più idonei dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi e del supporto integrativo per le famiglie. Ospitiamo qui un’intervista a Martina Bruscagnin, presidente di Vivere Onlus.

D. Rispetto alla sua esperienza, come considera l’utilizzo della Medicina Narrativa?

MB. Secondo me, la Medicina Narrativa ha una valenza non solo sul piano informativo, ma anche su quello emozionale: possono così emergere, oltre agli elementi oggettivi, anche aspetti gli soggettivi, il vissuto. La condivisione dell’esperienza, attraverso la narrazione, è lo strumento per elaborare e riflettere sulla nostra storia. Non bisogna dimenticare che le nostre narrazioni sono particolari perché ci vedono sia come soggetto della cura, sia come genitori di chi viene curato. Quindi la nostra narrazione è articolata su due livelli, ed ancor più necessaria perché, soprattutto per quanto riguarda i nostri bambini, il senso di colpa e di inadeguatezza aggravano una già difficile situazione a livello psicologico. Doversi fermare e tornare indietro raccontando e condividendo quanto è accaduto è davvero molto importante.

D. Lo studio ha impiegato gli strumenti della Medicina Narrativa: quali potenzialità ha apportato? Si è riconosciuta nella Medicina Narrativa?

MB. Le problematiche vengono sviscerate alla radice: non è un racconto meramente statistico, ma si affronta la problematica alla base, e questo consente di individuare le necessità e i bisogni della problematica stessa. È qualcosa in più. Anche chi desidera portare avanti un’attività di volontariato, o qualsiasi iniziativa, non potrà mai dare contributo così ampio rispetto a chi vive l’esperienza personalmente: la narrazione di chi vive questa situazione può dare molto sotto l’aspetto del vissuto. Io stessa – avendo vissuto le cose in prima persona – mi sono riconosciuta molto, mi sembrava qualcosa scritto direttamente da me.

D. Che impatto può avere la Medicina Narrativa nella collaborazione tra clinici, istituzioni e associazioni, e nell’organizzazione dei percorsi di cura?

MB. La Medicina Narrativa è un contributo anche per i clinici stessi, proprio perché trasmette una testimonianza diretta: consente di capire ancora meglio i tuoi interlocutori, in modo da poterli tutelare fino alla fine. Quindi è un contributo anche per gli operatori stessi: anche ai convegni è emerso quanto sia importante far parlare genitori e operatori. Ci sono emozioni che non esprimi nei momenti di contingenza, ma solo quando la problematica è stata superata: in quel momento, diviene importante comunicare il proprio vissuto. Dall’esame di queste esperienze, la Medicina Narrativa porterà una visione privilegiata per poter migliorare o rivedere l’organizzazione dei percorsi di cura, sia per le mamme, nella fase in cui sono esse stesse soggetto della cura, sia per i bambini.

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