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La concretezza della Medicina Narrativa nella pratica quotidiana della cura

Workshop in Medicina Narrativa

Magic Realism Paintings by Paul Bond

Si è concluso il Workshop intensivo “Scienza e Tecnologia della Medicina Narrativa” di Fondazione ISTUD. Il Workshop è stato pensato come un laboratorio avanzato per professionisti che da anni applicano la Medicina Narrativa nei loro contesti lavorativi di riferimento. Medici, infermieri, counselor, filosofi hanno portato i propri progetti, già attivi nei loro contesti lavorativi di riferimento, per approfondirli e svilupparli ulteriormente tramite gli strumenti più raffinati e avanzati di storytelling e di analisi semantica delle storie, con una supervisione e un counseling diretti, e con lezioni e approfondimenti tenuti da docenti esperti a livello nazionale e internazionale.

Tra le tematiche affrontate, e che hanno visto il confronto delle esperienze di tre Paesi (Italia, Portogallo, Israele) sull’efficacia della pratica della Medicina Narrativa, vi sono state la condizione di resilienza, il processo di decision-making legato agli aspetti etici del fine vita e alla sostenibilità del Servizio Sanitario, e gli strumenti narrativi nel contesto della formazione dei professionisti nelle strutture ospedaliere e socio-sanitarie territoriali.

La resilienza è una delle risposte che una persona può esprimere in seguito a un trauma (considerato nella sua accezione più comprensiva, ossia in senso fisico e psichico): un elevato grado di resilienza può aumentare la capacità di reintegrazione post-traumatica, ed è proprio nella relazione d’aiuto tra professionista e paziente che questo processo può essere favorito, attraverso la pratica degli strumenti della Medicina Narrativa. In particolare, l’integrazione della memoria autobiografica attraverso la narrazione, influisce positivamente sull’emersione della consapevolezza di sé e delle proprie emozioni, aumentando il grado di resilienza.

La Medicina Narrativa dà la possibilità di agire anche nel processo di decision-making nel contesto delle cure di fine vita. Nella formazione medica, pur essendoci corsi di bioetica, l’insegnamento e l’acquisizione delle narrative skill sono solitamente accantonate, col rischio di allontanare ancora di più i professionisti sanitari dai pazienti. Il contesto delle cure nel fine vita è particolarmente delicato: la difficoltà a prendere delle decisioni, nel rispetto della dignità del paziente e dell’équipe di cura, può portare a situazioni di burn-out e di non sostenibilità. Il contributo che ci è arrivato dal Portogallo evidenzia proprio come l’utilizzo degli strumenti narrativi possa migliorare le capacità comunicative dei professionisti con i pazienti e la rete sociale di riferimento, e si propone di analizzare come il miglioramento nell’ambito del decision-making possa avere un impatto positivo sui costi del Servizio Sanitario.

L’utilizzo degli strumenti della narrazione, inoltre, risulta essere di grande importanza nell’ambito della formazione dei professionisti della cura nelle strutture di riferimento sul territorio (ospedali, ASL, e altre strutture socio-sanitarie): l’acquisizione di competenze narrative, la comprensione sociale e linguistica del territorio di riferimento, e l’utilizzo della narrazione nella pratica clinica e assistenziale permettono migliore e più adeguata comprensione del contesto della malattia e della cura, cogliendo il racconto del paziente oltre il mero dato clinico.

Il percorso formativo di Fondazione ISTUD e lo scambio di esperienze dei professionisti hanno dimostrato come la Medicina Narrativa possa entrare nella pratica quotidiana della clinica e della cura, prevenendo situazioni di non-sostenibilità, migliorando la comunicazione tra l’équipe di cura, i pazienti e le reti sociali di riferimento, aiutando a prevenire le situazioni di burn-out dei curanti.

Il Workshop ha rappresentato una evoluzione notevole nel percorso che ha voluto intraprendere: la proposta degli strumenti più avanzati e concreti di questa disciplina si è unita a una organizzazione delle lezioni, delle discussioni e dei laboratori che non ha dato nulla di “preconfezionato”, di scontato – così come non è stata scontata l’esperienza del gruppo e dell’ascolto reciproco. Se il mero aggiornamento può essere fatto in diversi contesti, il team dei docenti di Fondazione ISTUD ha permesso di far emergere la realtà nella relazione, nell’ascolto reciproco, nella valorizzazione delle rispettive risorse, nella riflessione collettiva: un passo fondamentale per far diventare pratica la Medicina Narrativa.

Strumenti e contenuti pratici e teorici, quindi, l’invito a un ascolto qualitativamente diverso, a riscoprire le risorse nell’altro: tutto questo, unito alla ricerca di strategie per mettere in comunicazione i mondi della Medicina Narrativa con la “richiesta di scientificità” da parte della ricerca medica e clinica.

Di primo impatto, può risultare complesso “ingabbiare” la ricchezza che ci offrono le narrazioni nei rigidi schemi della ricerca quantitativa e delle pubblicazioni scientifiche. Se vogliamo raggiungere più persone, però, dobbiamo imparare anche questo schema di comunicazione. Inoltre, siamo solo noi ad adattarci a uno schema? O pian piano possiamo arricchire questo schema, conferendo importanza e dignità alle storie in quanto tali, e non in quanto numeri?

È difficile sovvertire la “piramide delle evidenze”, nella ricerca come nelle pubblicazioni. Non è solo una questione di metodo e di “uniformità” della comunicazione scientifica, ma anche un problema filosofico di priorità: il paziente rimane sullo sfondo. “Onorare” le storie dei pazienti, rispettarle, sono parole belle e importanti perché ci riportano al punto fondamentale della Medicina Narrativa e delle Medical Humanities: le persone che vivono, pensano, riflettono e agiscono nell’arena complessa della cura.

Un primo passo, un modo per portare avanti questo rispetto forse è proprio quello di riconoscere la ricchezza della molteplicità, non solo al di fuori, ma anche dentro al nostro campo di ricerca: e questo significa la consapevolezza che non esiste una “sola” Medicina Narrativa, che la prospettiva di cambiamento è data dal confronto delle esperienze in un contesto di autonomia e criticità di pensiero.

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