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La bellezza dell’arte vince la solitudine e l’isolamento

Non c’è verso. Milano è colpita dal 21 febbraio 2020 dalla “peste”. Solo due mesi di libertà eccessiva, luglio e agosto, e a settembre torna a crescere il numero di infezioni da Covid-19. L’epidemia di Milano si è intensificata senza alcun controllo a novembre, con un numero spaventoso di morti, +70% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente. Il Covid-19, grazie al suo immenso potere distruttivo, ha regnato di nuovo durante l’autunno, e regna tutt’ora, all’inizio della stagione invernale.

Non si vogliono attribuire per iscritto responsabilità e colpe su tutto ciò che si sarebbe potuto fare prima, in questi mesi estivi. La nota favola La Cicala e la Formica di Esopo descrive bene ciò che è accaduto in questi mesi perduti: una cicala ha passato l’estate a divertirsi cantando, e a prendere in giro la formica perché lavorava sodo e non si godeva la musica e il sole. La formica, in silenzio, ha continuato a lavorare per conservare il cibo per l’inverno. Quando arriva quella stagione, la formica si trova a morire di fame e chiede cibo alla formica; allora la formica rimprovera il suo ozio e le dice di ballare d’inverno. E noi stiamo ballando all’aperto, mentre il Covid-19 ci sta togliendo la vita, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

A Milano, dal 1951, c’è una tradizione molto importante: il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, protettore della città, apre la stagione inaugurale della Scala, nel più celebre teatro lirico del mondo. I biglietti per la prima sono fuori portata per quanto costano, ma il bello è che l’opera è sempre trasmessa a livello internazionale e quindi accessibile a tutti. Per noi cittadini di Milano è un bell’evento, e per me, che adoro l’opera, è un regalo. Tutto si ferma quel giorno, indossiamo abiti da sera anche a casa, e guardiamo l’opera. È un rituale che dura da almeno vent’anni a questa parte.

Un po’ grottesco in abito da sera per guardare la TV? Beh, ci divertiamo e basta.

Tornando a quest’anno, ci sarebbe dovuta essere l’inaugurazione con la Lucia di Lamermoor come opera… ma il Covid-19 ha colpito. C’è stata un’esplosione di Covid-19 proprio tra i membri del coro scaligero: la serata rischiava di essere annullata in una città che vive di cultura e che per quasi un anno non ha potuto aprire teatri, musei, mostre, cinema. Ebbene, è stata cambiata la direzione in una settimana e in ventuno giorni è stato fatto un piccolo miracolo, grazie alla collaborazione mondiale di artisti provenienti da ogni parte del mondo: il regista Davide Livermore ha intrecciato tra arie d’opera, balletti, scene digitali e letture di poeti e filosofi. Tre ore di spettacolo, intitolate A riveder le stelle, l’ultima frase detta da Dante quando, insieme a Virgilio, escono dall’Inferno, e la cupola del cielo è finalmente sopra le loro teste. Milano in questo viaggio metaforico, prima di permettere di rivedere le stelle (non solo la vittoria sul Covid-19) deve passare attraverso il male e le vittime sui personaggi dell’opera: La maledizione, quando Rigoletto maledice tutti i politici nobili e indifferenti, le donne che muoiono per mancanza di libertà (Traviata), per tradimento (Madama Butterfly), per abuso di potere (Tosca).

Per riposare in mezzo a questa kermesse politico-artistica, Roberto Bolle danza sulla Palestra di Satie, una ninna nanna, dove il suono diventa più spirituale che mai. Tre ore, con un finale straordinario, il noto Nessun Dorma e il sorprendente coro finale di Guglielmo Tell con le scene in fondo riprese da un drone di Milano, le sue strade vuote e illuminate, il Duomo, le guglie, e la Madoninna. E ultima immagine, il Teatro alla Scala.

Alla fine abbiamo pianto. Solitari ma non soli nelle nostre case, amici collegati attraverso lo zoom, è stato un pianto catartico, sull’ingiustizia politica, il mistero di questa malattia, la speranza data dalla bellezza delle immagini e dalla musica. Per la prima volta abbiamo pensato che Milano potesse tornare, ma più di questo c’era la libertà da cogliere, una libertà più responsabile per il genere umano. Uscire dal buio a Riveder Le Stelle.

Ecco il link

https://www.raiplay.it/video/2020/12/A-riveder-le-stelle-128bb227-ed66-4267-a951-52642b57c39d.html

Per favore, saltate i primi 10 minuti, per il vostro bene: purtroppo, vi imbattereste in due showman politicamente corretti dell’attuale “regime”, che, anche se in età covidea, non potrebbero essere riassegnati ad un altro lavoro.

Godetevi il Direttore Musicale, Riccardo Chailly, i cantanti, i ballerini, i ballerini e soprattutto i Direttori di scena, Davide Livermore.

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Epidemiologa e counselor - 30 anni di esperienza professionale nel settore Health Care. Studi classici e Art Therapist Coach, specialità in Farmacologia, laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Ha sviluppato i primi anni della sua carriera presso aziende multinazionali in contesti internazionali, ha lavorato nella ricerca medica e successivamente si è occupata di consulenza organizzativa e sociale e formazione nell’Health Care. Fa parte del Board della Società Italiana di Medicina Narrativa, Insegna all'Università La Sapienza a Roma, Medicina narrativa e insegna Medical Humanities in diverse università nazionali e internazionali. Ha messo a punto una metodologia innovativa e scientifica per effettuare la medicina narrativa. Nel 2016 è Revisore per la World Health Organization per i metodi narrativi nella Sanità Pubblica. E’ autore del volume “Narrative medicine: Bridging the gap between Evidence Based care and Medical Humanities” per Springer nel 2018 e di "The languages of care in narrative medicine" del 2018, e di pubblicazioni internazionali sulla Medicina Narrativa. E’ conferenziere in diversi contesti nazionali e internazionali.

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