Nella sua esperienza professionale, quanto è diffuso il burnout tra gli operatori sanitari e quali segnali lo rendono più evidente?
Nella mia personale esperienza ho dovuto confrontarmi più volte con difficoltà di adattamento a condizioni di lavoro stressogene sia soggettivamente che in qualità di coordinatore infermieristico; l’elemento che contraddistingue il setting “ad alto rischio di burnout” l’elevata complessità clinico assistenziale del paziente e dinamiche relazionali inter e intraprofessionali non sostenute da processi comunicativi efficaci. Diminuisce il senso di appartenenza, si rifiuta l’affiliazione, non si agisce con modalità cooperative e collaborative. L’isolamento del singolo professionista nello svolgimento delle proprie attività durante il turno di lavoro è uno dei segni evidenti di un profondo malessere.
Secondo lei, quali sono i fattori che contribuiscono maggiormente al burnout nel contesto sanitario attuale?
I ritmi e i carichi di lavoro incidono sicuramente ma ritengo maggiormente significativi fattori relazionali e comunicativi: leadership top-down, non riconoscimento del contributo del singolo professionista e del gruppo di professionisti nella costruzione e monitoraggio del percorso di cura del paziente, non coinvolgimento e discontinuità o disomogeneità nella comunicazione con caregiver e famiglia.
Nel contesto sanitario si parla abbastanza della fatica emotiva? Quali aspetti restano più spesso taciuti?
Il contemplare in maniera esplicita che il singolo possa attraversare momenti di fatica emotiva senza che questo possa mettere in discussione la sua competenza professionale. La possibilità di fruire ad uno sportello di supporto emotivo senza necessariamente richieder valutazioni cliniche a medici competente, potrebbe già essere un passo per riconoscere che la fatica emotiva esiste e culturalmente ridurre il rischio di stigmatizzazione di coloro che ne soffrono.
Si parla di professionisti che non abbandonano la professione, ma le organizzazioni. Secondo lei, cosa fa restare — o cosa spinge ad andarsene — un operatore sanitario oggi?
Condivisione, partecipazione comunicazione e riconoscimento. Se l’organizzazione “si prende cura di chi cura” il singolo “curato” intrattiene una relazione fiduciaria con chi si è fatto carico del suo ben-essere
Quando si propone un percorso sul benessere, la risposta più frequente è ‘Non ho tempo’. Come interpreta questa mancanza di tempo: è solo un problema organizzativo o anche culturale?
Il “non ho tempo” penso che dipenda da retaggi culturali che non consentono ai professionisti sanitari la possibilità, o meglio la necessità, di esser loro stessi oggetti della cura di qualcun altro. Personalmente credo che ancora troppo valore si attribuisca alla competenza tecnica del professionista, sicuramente irrinunciabile per garantire sicurezza delle cure, a discapito della competenza relazionale che nutre di fiducia reciproca le relazioni terapeutiche proteggendo il professionista con intelligenza emotiva.
In che modo il burnout dei professionisti sanitari può influire sulla qualità dell’assistenza ai pazienti?
Incide pesantemente sia nella qualità dei singoli atti prestazionali, eventi near miss e sicurezza delle cure, nel buon funzionamento dei team quindi anche sul benessere organizzativo, e anche in termini di customer satisfaction.
Cosa dovrebbe cambiare, a livello organizzativo o culturale, per tutelare maggiormente la salute mentale dei professionisti sanitari nei prossimi anni?
Accettare che la sofferenza emotiva e l’insoddisfazione nel proprio lavoro possono essere fattori di rischio predisponenti al burnout degli operatori e rendere praticabile per tutti la possibilità di richiedere aiuto per affrontare queste condizioni prima che diventino una condizione permanente che mina in modo ingravescente nel tempo la motivazione all’esercizio del proprio ruolo professionale.

Susanna Ponti
Coordinatore Attività Didattiche II anno – CdS in Infermieristica UNIFE
UOC Sviluppo Professionale e Modelli Organizzativi
Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara-Azienda USL di Ferrara
Casa della salute “Cittadella Rocco “-Settore 15-Piano ammezzato
