
Nella sua esperienza professionale, quanto è diffuso il burnout tra gli operatori sanitari e quali segnali lo rendono più evidente?
Difficile da quantificare, ma i segni più evidenti sono la perdita di interesse verso lo sviluppo di nuove attività e l’abbandono frequente con cambio di ospedale o struttura
Secondo lei, quali sono i fattori che contribuiscono maggiormente al burnout nel contesto sanitario attuale?
La mancanza di tempo da dedicare a formazione , la eccessiva compressione delle agende di lavoro
Nel contesto sanitario si parla abbastanza della fatica emotiva? Quali aspetti restano più spesso taciuti?
Non so cosa esattamente intendiamo per fatica emotiva: questa dovrebbe includere anche la mancata espressione e condivisione della sfera emotiva dell’operatore con colleghi e pazienti, generando una specie di autismo dello stesso
Si parla di professionisti che non abbandonano la professione, ma le organizzazioni. Secondo lei, cosa fa restare — o cosa spinge ad andarsene — un operatore sanitario oggi?
Potrebbe essere utile una giusta remunerazione (soprattutto nella professione infermieristica) e carichi di lavoro diversi. Su altro piano il recupero di un riconoscimento sociale del ruolo
Quando si propone un percorso sul benessere, la risposta più frequente è ‘Non ho tempo’. Come interpreta questa mancanza di tempo: è solo un problema organizzativo o anche culturale?
Il tema dl welfare aziendale è secondo me un tema culturale più che organizzativo. Il benessere la gente lo cerca fuori dal luogo di lavoro che non è più visto come luogo di realizzazione, ma mera necessità
In che modo il burnout dei professionisti sanitari può influire sulla qualità dell’assistenza ai pazienti?
Si pone su vari livelli sia di efficienza , sia di efficacia. Il rapporto si sposta più o meno impercettibilmente da ciò che è essenziale a ciò che standard minimale fino ad essere insufficiente
Cosa dovrebbe cambiare, a livello organizzativo o culturale, per tutelare maggiormente la salute mentale dei professionisti sanitari nei prossimi anni?
Bisognerebbe dare risposta alla domanda sul perché si pratica una professione sanitaria. Riconoscimento delle competenze, del ruolo, riconoscimento economico, normalizzazione della situazione: essere sempre in emergenza (liste d’attesa , turni, spostamenti , violenza) logora chiunque e soprattutto non genera attrazione per la professione
