Perché ha scelto di insegnare in questo Master e cosa lo rende distintivo oggi?
Sono onorata di essere stata invitata a insegnare in questo Master e di far parte di un team con tanti stimati colleghi, dal cui lavoro continuo a imparare. Lo considero come parte di una conversazione continua e quanto mai necessaria su cosa significhi offrire e ricevere cura nella piena consapevolezza della nostra vulnerabilità e quindi della nostra interdipendenza. Dal riconoscere quanto dipendiamo gli uni dagli altri e dal pianeta può nascere una forma di forza. Questo richiede mettere in dialogo discipline diverse ed essere allo stesso tempo consapevoli dei limiti di ciò che sappiamo e curiosi rispetto a ciò che possiamo apprendere ascoltandoci a vicenda.
Come descriverebbe la sua esperienza di insegnamento nel programma e quale impatto ha osservato sui partecipanti?
Apprezzo molto l’accoglienza e considero prezioso quanto imparo dalle interazioni con i partecipanti, che portano con sé esperienze personali e professionali diverse e il cui impegno, la cui riflessività e creatività rendono gli scambi molto arricchenti. Questo è reso possibile da un’atmosfera sicura e accogliente, che lascia emergere, riconoscere e discutere anche questioni non sempre facili da esprimere.
A suo avviso, in che modo la medicina narrativa può contribuire a migliorare l’assistenza sanitaria e i servizi sociali? Come immagina il futuro della salute attraverso questo approccio?
La medicina narrativa è nata dalla consapevolezza della natura relazionale della pratica clinica e del fatto che essa implica conoscenze biomediche, giudizi formulati in condizioni di incertezza e attenzione all’esperienza dei pazienti così come a quella dei professionisti, nell’interesse di una cura centrata sulla persona. Con il tempo, l’attenzione si è ampliata fino a includere le reti più ampie di relazioni coinvolte nell’assistenza, che comprendono non solo la sanità ma anche i contesti culturali, sociali e demografici. Oggi, la salute planetaria affronta le sfide globali all’intersezione tra salute, ambiente e scienze sociali e politiche.
Man mano che lo sguardo si amplia, l’attenzione della medicina narrativa alla relazionalità rimane centrale: un’analisi approfondita di quali relazioni richiedano attenzione e di come prendersene cura. Ciò implica considerare le diverse reti presenti nell’assistenza sanitaria e sociale, dai pazienti e caregiver informali ai professionisti e ai decisori politici. Il “come” riguarda l’attenzione all’esperienza concreta della salute, della malattia e della disabilità: a ciò che si prova e a ciò che comporta ricevere e offrire cura. Significa anche prestare attenzione alle storie particolari, mantenendo al contempo uno sguardo consapevole sul quadro sociale, culturale e politico più ampio. Concentrarsi sul particolare e sul locale è un modo per affrontare le questioni globali senza esserne sopraffatti. L’esperienza e le competenze offerte dalla formazione in medicina narrativa ci aiutano a comprendere come possiamo farlo nei nostri rispettivi contesti.

Teresa Casal
