Perché ha scelto di insegnare in questo Master e cosa lo rende distintivo oggi?
Come descriverebbe la sua esperienza di insegnamento nel programma e quale impatto ha osservato sui partecipanti?
A suo avviso, in che modo la medicina narrativa può contribuire a migliorare l’assistenza sanitaria e i servizi sociali? Come immagina il futuro della salute attraverso questo approccio?
Mi chiamo Anna Beug. Per 25 anni ho lavorato come medico di medicina generale in una comunità svantaggiata a Dublino, in Irlanda. Ho inoltre una lunga esperienza nella formazione medica, con un interesse particolare per la salute mentale e le competenze comunicative. Nell’ultimo decennio mi sono dedicata all’apprendimento e all’insegnamento del metodo narrativo “conversations inviting change” (conversazioni che invitano al cambiamento). Questo approccio pedagogico ha avuto un impatto profondo sulla mia pratica clinica e sul mio insegnamento. Mi ha offerto una prospettiva completamente nuova sul potere delle parole, sulla natura della curiosità e sulla necessità di imparare a “farsi da parte” rispetto alle narrazioni dei pazienti. In modo unico, il metodo CIC combina le competenze necessarie per un’efficace indagine narrativa con la supervisione e la pratica riflessiva. CIC dà priorità alla creazione di spazio nelle interazioni tra clinici e pazienti: uno spazio che invita le narrazioni dei pazienti a emergere, nella convinzione che possano evolvere e trasformarsi nel momento stesso in cui vengono raccontate.
Ciò che mi ha attratta del Master ISTUD a Milano è il suo approccio ampio e applicativo, oltre al fatto che è rivolto a professionisti clinici in attività. Credo che, se vogliamo integrare le pratiche narrative negli ambienti clinici profondamente stressanti di oggi, non dobbiamo perdere di vista la realtà dei sistemi sanitari e abbiamo bisogno di metodi pedagogici che tengano conto di questa realtà. Ho trovato che il metodo CIC sia particolarmente sensibile a questa sfida.
La mia esperienza del corso finora è stata molto positiva. Ho trovato i partecipanti curiosi, coinvolti e pronti a partecipare attivamente. Questo è fondamentale, poiché il mio insegnamento è orientato a offrire un’esperienza di apprendimento con una rilevanza diretta per la pratica clinica. Ho riscontrato che i partecipanti possiedono una solida comprensione di un’ampia gamma di idee e pratiche narrative, il che spinge costantemente il seminario verso direzioni nuove e creative.
Credo che la sanità contemporanea si trovi ad affrontare sfide enormi. Viviamo in un mondo in cui tempo e spazio sono risorse rare. Per me, il potere della narrazione e le possibilità trasformative della conversazione dovrebbero rimanere al centro di ogni incontro clinico e rappresentare una priorità nella formazione e nella pratica medica. Se non incoraggiamo i clinici a riflettere, se non offriamo loro supporto e non lavoriamo per creare ambienti in cui l’ascolto e la curiosità siano possibili, rischiamo di perdere ciò che è più fondamentale nella cura di chi soffre. Ritengo che un’applicazione attenta delle pratiche narrative possa contribuire a restituire sia l’umanità sia l’arte alla medicina e all’assistenza sociale.

Anna Beug
