Il centro di medical humanities dell’università di Pechino: la Cina come best practice nel mondo delle Medical Humanities e Narrative Medicine   

Il Centro di Narrative Medicine e Medical Humanities della Peking University Health Science Center è stato istituito ufficialmente nel 2008, all’interno della storica School of Health Humanities, una struttura accademica dedicata allo studio della dimensione umanistica della cura già dal 1912. L’inizio formale dell’attività del Centro segna un momento importante nella storia recente della medicina cinese: la narrazione, la letteratura, la filosofia, l’etica e l’antropologia medica venivano integrate in un progetto unitario e continuativo, con l’obiettivo di offrire agli studenti e ai professionisti della salute una visione più ampia della pratica clinica. 

Fin dall’origine, il Centro ha cercato di costruire un dialogo fra i linguaggi della cura, mettendo in relazione la medicina clinica, la teoria narrativa e il pensiero umanistico. Guidato oggi dalla professoressa Guo Liping, è divenuto un luogo in cui la ricerca accademica e l’esperienza clinica si incontrano in modo autentico: medici, filosofi, linguisti, infermieri, sociologi, psicologi e studiosi di letteratura lavorano insieme per comprendere come le storie dei pazienti e dei professionisti possano contribuire a ripensare la qualità della cura. 

Il riconoscimento nazionale del ruolo del Centro è diventato ancora più evidente nel 2023, quando la professoressa Guo e il suo gruppo hanno promosso l’Expert Consensus on Narrative Medicine in China. Elaborato attraverso un processo Delphi rigoroso, questo documento ha definito un quadro metodologico e concettuale ampio, sistematico e aperto, capace di unire le pratiche narrative, l’attenzione alla voce dei pazienti e l’integrazione con l’evidence-based medicine e la precision medicine. 

La Second Peking University International Narrative Medicine Conference, svoltasi il 15 e 16 novembre 2025, ha mostrato in modo esemplare i frutti di questo lungo percorso. Il programma, ricchissimo e articolato, si sviluppava attraverso relazioni magistrali, sessioni parallele, studi empirici, riflessioni filosofiche e contributi interdisciplinari, includendo anche le prospettive della medicina tradizionale cinese, della psicologia, delle scienze sociali, della comunicazione sanitaria e delle nuove tecnologie applicate alla cura. 

Fra le presentazioni più originali della plenaria, Jürgen Pieters ha proposto “Taking Tolstoy to the Doctor: What If Ivan Ilyich Was Your Patient?”, un’intensa riflessione sulle possibilità della letteratura di interrogare la clinica contemporanea attraverso lo sguardo dei grandi autori. Penelope Scott ha offerto una prospettiva nuova sulle immagini della malattia nel mondo digitale con il suo intervento “Illness Metaphors in AI Art Creation: A Health Humanities Perspective”, esplorando come l’intelligenza artificiale costruisca e trasformi i e cristallizzi in stereotipi le emozioni 

Tra i contributi internazionali presenti nel programma figurava anche la  mia lecture “Binary Stars of Meaning and Evidence: Bridging Narrative Medicine and Evidence-Based Medicine”  dedicata al rapporto tra la scienza dei dati e la scienza delle storie, seguendo la metafora astronomica delle stelle binarie. In questa prospettiva, evidenza e narrazione non sono in contrapposizione, ma possono illuminarsi reciprocamente nel lavoro clinico quotidiano.   
L’intervento di Marco Cordero sulle narrazioni dell’obesità ha arricchito ulteriormente lo scambio culturale, mostrando come anche condizioni spesso stigmatizzate possano trovare nuove comprensioni attraverso la lente narrativa. 

La presenza italiana era riconoscibile anche da un elemento simbolico: negli atti del congresso per i  partecipanti figurava la versione cinese del mio libro Narrative Medicine: Bridging the Gap Between Health Humanities and Evidence-Based Care, pubblicato con Springer nel 2016. La copertina, in tutte le sue edizioni – inglese, italiana, cinese e coreana – ha sempre riportato l’immagine di un ponte, simbolo del dialogo tra mondi disciplinari e culturali differenti.  

Ritrovare quel ponte a Pechino, in un contesto in cui riflessioni simili venivano condivise da studiosi provenienti da più continenti, ha dato la sensazione che la metafora stesse assumendo una forma collettiva. 

L’atteggiamento dei partecipanti ha contribuito in modo decisivo alla qualità del convegno. in ascolto profondo e con grande disponibilità a comprendere prospettive diverse. Le radici culturali della Cina, in cui la relazione fra corpo, territorio e narrazione si intrecciano naturalmente con i modelli d’Europa,  America e Giappone 

Il Centro diretto da Guo Liping lavora precisamente in questa direzione: costruire un tessuto culturale e clinico che non riduca la salute alla sola dimensione biologica, ma la consideri come un ecosistema complesso. La malattia, pur necessaria nei percorsi terapeutici, apre così a un quadro più ampio, fatto di vissuti, relazioni familiari, dinamiche sociali, linguaggi, simboli e significati. La medicina narrativa, integrata ai risultati della ricerca e ai metodi dell’evidenza scientifica, permette di riconoscere tutte queste dimensioni, aiutando i professionisti a costruire con i pazienti una relazione più solida e consapevole, e offrendo ai sistemi sanitari un’occasione di rinnovamento culturale. 

Il congresso del 2025 ha reso evidente che la comunità internazionale della medicina narrativa si sta muovendo verso una visione condivisa: la cura come incontro, la salute come equilibrio fra significati e dati, la pratica clinica come intreccio tra precisione scientifica e attenzione alla singolarità delle storie.   
Il Centro di Pechino, istituito nel 2008 e cresciuto attraverso anni di collaborazione interdisciplinare, appare oggi come un punto di passaggio essenziale lungo questo percorso globale. È una soglia aperta fra mondi diversi, un ponte di pensiero e di pratica che unisce linguaggi e competenze senza confonderli, lasciando che ciascuno porti la propria luce.   

Maria Giulia Marini

Epidemiologa e counselor - Direttore Scientifico e dell'Innovazione dell'Area Sanità e Salute di Fondazione Istud. 30 anni di esperienza professionale nel settore Health Care. Studi classici e Art Therapist Coach, specialità in Farmacologia, laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Ha sviluppato i primi anni della sua carriera presso aziende multinazionali in contesti internazionali, ha lavorato nella ricerca medica e successivamente si è occupata di consulenza organizzativa e sociale e formazione nell’Health Care. Fa parte del Board della Società Italiana di Medicina Narrativa, Insegna all'Università La Sapienza a Roma, Medicina narrativa e insegna Medical Humanities in diverse università nazionali e internazionali. Ha messo a punto una metodologia innovativa e scientifica per effettuare la medicina narrativa. Nel 2016 è Revisore per la World Health Organization per i metodi narrativi nella Sanità Pubblica. E’ autore del volume “Narrative medicine: Bridging the gap between Evidence Based care and Medical Humanities” per Springer, di "The languages of care in narrative medicine" nel 2018 e di pubblicazioni internazionali sulla Medicina Narrativa. Ha pubblicato nel 2020 la voce Medicina Narrativa per l'Enciclopedia Treccani e la voce Empatia nel capitolo Neuroscienze per la Treccani. E' presidente dal 2020 di EUNAMES- European Narrative Medicine Society. E’ conferenziere in diversi contesti nazionali e internazionali accademici e istituzionali.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.