GLI ALTRI CHE LAVORANO CON ME

In questa sezione della nostra indagine narrativa anonima e volontaria abbiamo chiesto a medici, infermieri e professionisti sanitari qual è il rapporto con i loro colleghi. Quelli che trovate elencati di seguito sono alcuni frammenti narrativi che abbiamo selezionato per voi tra tutti quelli che ci sono stati inviati.

Nella nuvola di parole colpisce sicuramente la parola “stanchi” in posizione così preminente; dall’analisi compiuta però anche nelle altre sezioni risulta che questa stanchezza non deriva da burnout bensì da problemi strutturali nell’organizzazione nella quale lavorano. È sicuramente anche rilevante il ruolo delle parole demotivati (e demotivate) e stressati.

Dei 174 partecipanti complessivi alla survey 148 hanno lasciato la loro testimonianza in questa specifica sezione (circa l’85% del totale).

GLI ALTRI CHE LAVORANO CON ME…

FRAMMENTI NARRATIVI DI AGIO SODDISFATTO  (21/148, 14,2%) 

Ecco alcuni esempi:

  • Siamo un equipe, e non dovrebbe esserci il io/tu/lei Ma il noi. Insieme
  • Danno il massimo. Per fortuna che tutti si danno da fare.
  • Abbiamo creato un bel gruppo, sono competenti e disponibili, si supportano a vicenda
  • Devono essere felici di lavorare con me! Nel senso che dalla stima e dal riconoscimento delle capacità umane e tecniche del proprio responsabile si riesce a lavorare verso un unico obiettivo. Percepisco stima e affetto dai miei colleghi
  • Sono persone interessanti colte e che hanno voglia di crescere
  • Hanno i miei stessi valori e questo è fondamentale per il clima lavorativo perché ci permette di sostenerci a vicenda e ambire ad obiettivi sfidanti
  • Sono la mia seconda famiglia. Non hanno le mie stesse attitudini ma c’è un profondo rispetto reciproco e la voglia di condividere e crescere assieme.

FRAMMENTI NARRATIVI DI AGIO PARZIALE (16/148, 10,8%) 

Ecco alcuni esempi:

  • Mediamente sono abbastanza allineati nella progettualità e nella identificazione delle criticità
  • Mi aiutano a non soccombere, ad affrontare la complessità con un sorriso di consapevolezza
  • Per la maggior parte sono collaborativi e costruttivi

FRAMMENTI NARRATIVI AMBIVALENTI (42/148, 28,4%) 

Ecco alcuni esempi:

  • Alcuni non hanno consapevolezza e senso di appartenenza, altri pensano di “far da soli” altri hanno invece visione e capacità di rete e condivisione
  • Di solito sono risorse e solitamente li vedo impegnati, responsabili e disponibili I momenti negativi sono spesso dovuti ad attese non soddisfatte (anche economiche), oppure ad assenza di coordinamento, isolamento e non coinvolgimento
  • Io lavoro con un équipe di infermiere. Che vedo stanche, demotivate. Fanno del loro meglio e sono bravissime. Ma vengono sistematicamente decimate e sostituite con persone che non hanno le loro capacità attitudinali e comunicative
  • La maggior parte dei colleghi e operatori sono validi. Qualcuno si nasconde dietro false limitazioni fisiche e partecipa poco alla equa divisione del carico di lavoro. I rapporti sono buoni con tutti salvo rare eccezioni. Sono brave persone e bravi professionisti.
  • C’è un buon 65% di colleghi di reparto con cui c’è un’ottima collaborazione. Al di fuori del servizio di anestesia e rianimazione,la collaborazione diventa sempre più difficoltosa.

FRAMMENTI NARRATIVI DI PARZIALE DISAGIO  (35/148, 23,6%) 

Ecco alcuni esempi:

  • Non hanno la mia stessa dedizione
  • Si sentono sopraffatti, delusi, incompresi vessati come me! Nonostante tutto si rimane ma chi può se ne va, via da questa istituzione sanitaria che assume l’aspetto del totalitarismo. Bisogna essere disposti a lottare per i malati e per se stessi come professionisti
  • In questo momento vedo tante persone demotivate, nell’ultimo anno 3 colleghi molto preparati si sono dimessi per lavorare in Svizzera.
  • Purtroppo la maggioranza è disillusa come me

FRAMMENTI NARRATIVI DI DISAGIO TOTALE  (34/148, 23%) 

Ecco alcuni esempi:

  • Mi sembra di doverli trascinare
  • Sovente svolgono il lavoro con un atteggiamento passivo
  • Demotivati
  • Sono svogliati, demotivati, superficiali
  • Poco interessati al gruppo, molto autoreferenziali , nessuna voglia di cambiamento
  • Molti sono disillusi, affaticati, arrabbiati. Si fa fatica a portare avanti progetti, molti si fermano alla routine senza domandarsi se la stessa è utile ai pazienti. La demotivazione ha ricadute negative anche nelle relazioni interpersonali, il clima nel gruppo di lavoro è sempre più freddo e asettico, l’altro è visto spesso come un pericolo, non certo un volto amico.
  • Sono come morti.
  •  …se possono se ne vanno (in pensione, nel privato, si licenziano, etc ) Chi resta -dei medici con maggior anzianità ed esperienza lavorativa -è perché ha necessità di lavorare I medici più giovani appena assunti limitano gli impegni professionali in modo da rispettare rigorosamente gli orari di lavoro previsti dal contratto cercando di evitare il surplus di ore e di ferie non godute (e non monetizzate) come invece è accaduto ai medici più anziani
  • Non sono tutti all’altezza di ciò che richiede oggi la professione e sono demotivati

Di seguito vi proponiamo un grafico che sintetizza quanto abbiamo appena visto.

Nel discorso sui colleghi, si apre un nuovo scenario che sfuma le linee delineate, ponendo maggiore equilibrio tra le diverse sezioni. In linea generale, emergono segnali di un profondo rispetto nei confronti dei colleghi e dei collaboratori, segno di un clima lavorativo caratterizzato da un senso di solidarietà. Tuttavia, non si può trascurare il fatto che, talvolta, i collaboratori sembrano condividere le medesime esperienze di disagio e alienazione nel contesto lavorativo. Questo potrebbe suggerire che, sebbene la considerazione reciproca sia presente, esiste comunque uno strato di insoddisfazione diffusa che coinvolge l’intero team.

Curiosamente, la survey mette in luce anche critiche nei confronti dei colleghi stessi, dando voce a una percezione secondo cui essi potrebbero essere parte integrante del problema. Questa osservazione apre una riflessione su dinamiche interne al gruppo di lavoro che potrebbero contribuire al malessere generale. Forse, in alcuni casi, la mancanza di una comunicazione efficace o di una collaborazione ottimale tra colleghi può diventare un fattore scatenante di frustrazioni o dissensi.

In ultima analisi, la complessità delle relazioni tra colleghi richiede una visione più approfondita e una comprensione completa del contesto lavorativo. L’indagine suggerisce che, sebbene la rispettosa considerazione reciproca sia predominante, esistono ancora dinamiche interne che meritano un’attenzione particolare. L’apertura al dialogo e il rafforzamento delle relazioni tra colleghi potrebbero rappresentare una chiave importante per migliorare l’ambiente lavorativo complessivo.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.