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Disponibile il libro "Narrative Medicine. Bridging the Gap between Evidence-Based Care and Medical Humanities", di Maria Giulia Marini

narrative medicine bridging the gap-1 (1)Segnaliamo la pubblicazione, su formato cartaceo ed ebook, del libro “Narrative Medicine. Bridging the Gap between Evidence-Based Medicine and Medical Humanities”, di Maria Giulia Marini.

Il libro prende in esame tutti gli aspetti della Medicina Narrativa e il suo valore nel garantire che, in un’epoca di Evidence-Based Medicine definita da trial clinici, numeri e probabilità, la scienza clinica sia fermamente integrata dalle Medical Humanities, per favorire la comprensione dei casi clinici e la consegna di una cura eccellente del paziente.

Le Medical Humanities affrontano cosa ci succede quando siamo affetti da una malattia, e la Medicina Narrativa è un approccio interdisciplinare che evidenzia l’importanza delle narrazioni del paziente nel colmare varie distanze, incluse quelle tra i professionisti sanitari e i pazienti. Il libro copre la genesi delle Medical Humanities e della Medicina Narrativa, ed esplora tutti gli aspetti del loro ruolo nel migliorare la sanità.


Il libro descrive come la Medicina Narrativa sia terapeutica per il paziente, come essa migliori la relazione tra medico e paziente, e come permetta l’identificazione, attraverso le storie dei pazienti, dei sentimenti e delle esperienze caratteristiche di ogni malattia. Inoltre, il libro spiega come usare la Medicina Narrativa come un vero strumento scientifico. La Medicina Narrativa rappresenta un valore per tutti i caregiver: medici, infermieri, manager della sanità, psicoterapeuti, counselor, assistenti sociali.

Nel libro “Narrative Medicine: Bridging the gap between Evidence-Based Care and Medical Humanities” Maria Giulia Marini fornisce una ragione sensibile e acuta per includere la Medicina Narrativa nell’educazione e nella pratica di cura, dai corsi universitari all’incontro clinico. Marini critica – delicatamente ma apertamente – la cultura della Evidence-Based Medicine (EBM) nel suo privilegiare le esperienze quantitative, formali, tecnologiche e meccanicistiche rispetto a quelle peculiari, strettamente personali, delle persone coinvolte nel panorama medico: professionisti della cura, caregiver, e pazienti. Come correttivo, Marini sostiene che lo studio e la pratica della Medicina Narrativa diano a tutti i componenti una voce, e uno spazio condiviso in cui ascoltarsi reciprocamente. Come prova, fornisce un’attenta ricerca, che va a includere il lavoro svolto insieme ai suoi colleghi per integrare la Medicina Narrativa nella pratica clinica. Questi criteri, tanto semplici quanto l’incoraggiare i pazienti e i curanti a tenere, pensare, e potenzialmente condividere i diari delle loro esperienze, possono avere un significativo e positivo effetto sulla percezione individuale delle proprie esperienze, come la relazione medico-paziente. Marini fornisce una tesi convincente riguardo la possibilità che i diversi approcci alla Medicina Narrativa hanno di rafforzare il rispetto per il percorso di cura, la comunicazione, e un’empatia sinceramente umana attraverso l’esperienza della malattia. – Carol-Ann Farkas, Professore Associato di Inglese e Direttore dei Writing Programs al Massachussets College of Pharmacy and Health Sciences (MCPHS) dell’Università di Boston.

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