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Dal Cile all’Italia: narrazioni di futuri medici

Pamela Jofre, Pediatra e Professoressa all’Università di Valparaiso – Cile

Al fine di stimolare una riflessione nei futuri medici iscritti all’Università di Valparaiso in Cile, dall’anno 2017 è stato introdotto un corso di Medicina narrativa all’interno del tirocinio in Pediatria, rivolto agli studenti dell’ultimo anno dello stesso ateneo.

Trattandosi di un tema e una disciplina agli albori in Cile in ambito sanitario, sociale e culturale, ho voluto iniziare cercando di analizzare la comprensione e conoscenza negli studenti. Oltre alla partecipazione al corso, ho fatto leggere loro anche la fiaba “Né Einstein, né Ana Pavlova, né Derek Palavicini”, tratta dal libro di racconti “Storie premature”, in cui artisti argentini hanno rappresentato 2000 storie di famiglie di neonati prematuri e della loro esperienza. Successivamente, attraverso un’intervista semi-strutturata, 19 studenti tra i 23 e 27 anni d’età hanno partecipato ad un’indagine diffusa online in cui sono stati invitati a raccontare la loro esperienza di tirocinio presso la Terapia Intensiva Neonatale, a contatto con i bambini nati prematuri e le loro famiglie.

Historias Prematuras

Nelle risposte raccolte, si è potuto osservare un linguaggio denso di sentimenti e significati diversi, ricco di metafore e anche di poesia. Le metafore, in particolare, sono state lo strumento attraverso il quale i tirocinanti hanno potuto esprimere le loro speranze, aspettative, il senso di fragilità e inadeguatezza provato in alcune situazioni. O anche esprimere quello che vedevano attorno a loro, come ad esempio in questa descrizione del reparto di Terapia Intensiva Neonatale:

un’opera d’arte, in cui ogni pennellata è diversa, e non importa la forma o la grandezza, perché sembrano plasmate nel quadro della vita”.

La comunicazione con le famiglie è stato un altro tema di indagine importante, che gli studenti hanno narrato nei loro racconti in modo intenso, soprattutto rispetto alla complessità del gestire la comunicazione delle incertezze:

è come voler parlare per la prima volta in un’altra lingua. Io non so il tedesco, però una volta ho provato a parlare in inglese con un ragazzo tedesco. Entrambi volevamo comunicare, avevamo bisogno di farlo per la squadra, e alla fine qualcosa siamo riusciti a fare”.

I loro racconti hanno regalato tanti spunti positivi su diversi temi, come la riflessione sul ruolo del tirocinante, a volte percepito come uno spettatore passivo, altre volte come un testimone, o come futuro medico che ha il compito di fare tesoro dell’esperienza e riflettere su di sé. Scrive uno di loro:

Essere praticante di medicina in questo reparto è come essere e non essere, come il gatto di Schoredinger, che è vivo e morto allo stesso tempo”.

word cloud sulle parole più frequenti degli studenti che hanno scritto le narrazioni.

Wordcloud sulle parole più frequenti degli studenti che hanno scritto le narrazioni.

O la riflessione sul ruolo del medico nell’educare all’allattamento materno, il lavoro fatto in gruppo e con passione nelle unità di neonatologia degli ospedali pubblici, e il buon clima lavorativo percepito, che gli ha permesso di acquisire la necessaria formazione. E ancora, molto intense le metafore rivolte ai genitori dei bambini ricoverati, che affrontano “un film del terrore con finale felice”, per “avanzare un granello di sabbia al giorno per coprire una spiaggia intera”.

Come Pediatra e Professoressa dell’Università di Valparaiso, aver partecipato al Master in Medicina Narrativa della Fondazione ISTUD a Milano mi sta dando molti benefici, e aver svolto contestualmente il project work mi ha permesso di entrare nel mondo dei miei studenti, delle loro esperienze e difficoltà. Le conoscenze apprese durante il corso e la formazione seguita in Italia mi hanno permesso di strutturare, approfondire e confrontare le mie conoscenze con quelle di altri contesti formativi e sanitari.

 

Contatti: Pamela.jofre@uv.cl

Ringraziamo Paola Chesi per la collaborazione per questo contributo.

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