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COVID-19: uno sguardo dalla Germania

Un contributo di Bert Tjeenk Willink, medico

Sono un medico olandese che vive vicino a Francoforte, in Germania, con una ex moglie tedesca che vive a Milano. Lei ha quattro figli da un precedente matrimonio. Alcuni anni fa mi hanno diagnosticato il Morbo di Waldenstrom, quindi immagino che il mio sistema immunitario potrebbe essere più in forma. Circa due settimane fa, quando la Germania era ampiamente libera dal COVID-19 e Milano era colpita da una fase di panico, ho suggerito alla mia ex moglie di prendere i bambini e partire per Monaco, dove vive la sua famiglia. L’idea non era per prevenire l’infezione ma per fare qualcosa che rallentasse la sua diffusione. Inoltre, in quel momento le città del Nord Italia venivano bloccate, a Milano i supermercati si erano svuotati e due treni dall’Italia sono stati fermati ai confini Italiani. Loro hanno seguito il mio consiglio. Nel frattempo, la situazione ovviamente non è tornata alla normalità, ma l’atmosfera di panico sembra calata un po’ e loro sono tornati. Per quanto riguarda me, procedo con le mie attività più o meno normalmente, anche se abbiamo cancellato un meeting a cui dovevo partecipare a Singapore.

Penso che le autorità, in Germania, stiano seguendo un approccio razionale. Si è consigliato alle persone di prendere sicure misure preventive come il lavaggio delle mani e la disinfezione. Molte persone evitano il contatto fisico (ad esempio la stretta di mano e il bacio) e si annoverano grandi eventi (congressi, spettacoli e eventi sportivi) cancellati o posticipati. Le persone infette, in maniera provata o sospetta, sono messe in quarantena. Questo, su base volontaria, è stato applicato anche ad un paese in cui c’era stata una grande festa di carnevale, dopo la quale è stato provato che alcune persone erano infette. Nel frattempo, molti degli abitanti sono stati “liberati” dalla quarantena. Abbiamo poche limitazioni in corso, anche se prodotti come i disinfettanti per il lavaggio delle mani scarseggiano. Non percepisco panico in Germania. Semmai, penso che le persone potrebbero prenderla con troppa leggerezza.

Come detto prima, l’idea non è tanto prevenire l’epidemia, ma ridurre la velocità (e forse il picco) di penetrazione. Intanto, c’è qualche evidenza da studi ed esperti secondo i quali la prevenzione è una causa persa. Compare qualche dato affidabile riguardo a parametri legati all’infettività, tassi di mortalità, e così via. Questa epidemia è seria. Al di là della malattia e la potenziale mortalità, il nostro intero sistema sanitario è a rischio. Se non siamo in grado di rallentarla, il nostro sistema non sarà proprio in grado di reagire all’epidemia. Le autorità stanno facendo del loro meglio per preparare il sistema. Nonostante questo, c’è carenza di test e se avessimo una smodata esplosione di infezioni, le opzioni di ospedalizzazione, quarantena, e lo staff medico sufficientemente formato diventerebbero davvero la questione maggiore. Ogni azione per rallentare la diffusione è estremamente appropriata.

Infine, penso che la nostra economia sia a rischio anche maggiore. Questa è un’opinione largamente condivisa. Non tanto come risultato della grande caduta dei valori azionari nel mondo, ma più per l’esposizione delle linee di rifornimento. Dall’industria farmaceutica ai produttori di automobili e tutto ciò che sta in mezzo, noi siamo diventati sempre più dipendenti dai prodotti forniti dalla Cina. Ovviamente non è una situazione piacevole, dato il contesto. Quindi l’impatto sarà molto più diffuso di quello sul nostro sistema sanitario. Davvero preoccupante.

Le persone devono prenderla seriamente. Rallentare la diffusione è fondamentale. Nonostante i continui sforzi della ricerca, le possibilità di trovare una tempestiva terapia realmente efficace, figurarsi un vaccino, sono infatti molto limitate. Quindi questa è la realtà. Non c’è ragione di andare nel panico, ma di prenderla seriamente.

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