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I contesti culturali della salute alla World Health Organization

3cd014dSiamo felici di ospitare il contributo di Nils Fietje, Research Officer presso la World Health Organization, riguardo al progetto sui Cultural Contexts of Health (CCH).

La nostra esperienza della salute, e le nostre interazioni con chi si prende cura di noi, sono fortemente influenzate dai contesti culturali che abitiamo. È un fatto con cui si confrontano quotidianamente tutti i professionisti della salute, e tutte le organizzazioni di salute pubblica.

Nel corso degli ultimi vent’anni, sono state sviluppate delle strutture concettuali nell’arena della salute pubblica: queste esaminano come i determinati sociali ed economici si intersecano e vanno a incidere sulla salute [2,3,4]. Questo lavoro ha mostrato che i percorsi che portano all’ineguaglianza non sono lineari, ma complessi, e che la diversità dei contesti umani in cui la salute è creata e determinata hanno bisogno di essere meglio compresi. La rivista Marmot sui determinanti sociali della salute è stata largamente citata al riguardo, così come il lavoro di Paul Farmer sulla violenza strutturale. Mentre l’importanza dei contesti culturali è frequentemente riconosciuta in questo lavoro, l’approccio è spesso basato su un modello deficitario. Per esempio, sebbene i determinanti sociali della salute comprendano tutte le condizioni in cui le persone nascono, crescono, lavorano e invecchiano, nella pratica la ricerca sulla salute pubblica si è focalizzata primariamente sulla distribuzione ineguale di denaro, potere, risorse. I modi concreti in cui i sistemi di valore, le tradizioni e le credenze impattano sull’intera durata del percorso di cura sono spesso ignorate, così come l’effetto frequentemente positivo, protettivo che la cultura può avere riguardo a certe sfide nel campo della salute.

Un numero crescente di voci nella comunità della salute pubblica richiama quindi alla necessità di riconsiderare il ruolo importante che i contesti culturali giocano nel provvedere a una sanità equa [5, 6, 7]. In particolare, il Lancet recentemente ha pubblicato un esteso report su cultura e salute [8], in cui si evidenzia che il fatto di trascurare la cultura è il più grosso ostacolo allo sviluppo di una sanità equa.

Nella WHO European Region, il lancio di Health 2020, la politica-quadro europea per la salute e il benessere, ha dato il via a uno spostamento verso dei valori base che enfatizzano una prospettiva di corso di vita, e un impegno multisettoriale e interdisciplinare, come un approccio indirizzato alla società intera [2]. La politica ha reintrodotto il benessere come una preoccupazione centrale per la WHO, un fatto che sta legando nuovamente la salute pubblica alla piena complessità dell’esperienza soggettiva e vissuta, e che ha aperto le porte a un coinvolgimento più sistematico dei contesti culturali della salute.

Questo spostamento verso il soggettivo, come nel caso del benessere soggettivo, sta creando un nuovo set di sfide per un’organizzazione la cui funzione è primariamente normativa, e che si è focalizzata principalmente sulla morte, la malattia, e la disabilità (e non sulla salute e il benessere in un senso più ampio). C’è sempre più bisogno di ricerche rilevanti nel campo delle Health Humanities e delle scienze sociali, che esplorano i significati che le persone creano sulle loro esperienze di malattia e benessere. A tal proposito, di particolare interesse è il ruolo che gli approcci e i metodi narrativi possono giocare nel contribuire al monitoraggio e alle strategie di copertura della WHO a livello della popolazione. Di conseguenza, WHO Europe ha recentemente lanciato un progetto sui contesti culturali della salute (CCH), di modo da creare una piattaforma che avrà lo scopo di applicare sistematicamente la ricerca interdisciplinare nell’interfacciarsi di cultura e salute nelle attività programmatiche dell’ufficio regionale.

Il potenziale per questo lavoro è duplice. Non solo può aiutare a trasformare il ruolo e il valore applicato della ricerca, creando un percorso anche politico in WHO Wurope. Ma può anche avere una influenza importante sull’agenda di ricerca e i relativi metodi, dato che la traduzione del sapere dipenderà dal tipo di lavoro di alta qualità che questo progetto può stimolare e coordinare. Il progetto CCH creerà un percorso di politiche per la ricerca delle Humanities e scienze sociali, particolarmente dove questa ricerca può gettare una nuova luce sulle esperienze umane e soggettive della salute.

Bibliografia

[1] WHO Regional Office for Europe. Beyond bias: exploring the cultural contexts of health and well-being measurement: first meeting of the expert group. Copenhagen, Denmark: World Health Organization, 2015.

[2] WHO Regional Office for Europe. Health 2020. A European policy framework and strategy for the 21st century. Copenhagen, Denmark, World Health Organization, 2013.

[3] Marmot MG. Fair Society, Healthy Lives: The Marmot Review. Strategic Review of Health Inequalities in England Post-2010. Great Britain. Department of Health, 2010.

[4] Closing the gap in a generation. Health equity through action on the social determinants of health. Final Report of the Commission on Social Determinants of Health. Geneva, World Health Organization, 2008.

[5] Chaturvedi S et al. Are we reluctant to talk about cultural determinants? The Indian Journal of Medical Research, 2011, 133(4):361–363.

[6] Abel T. Cultural capital and social inequality in health. Journal of Epidemiology and Community Health, 2008, 62(7):e13–e13.

[7] Hanlon P et al. Making the case for a ‘fifth wave’ in public Health. Public Health, 125(1):30–36.

[8] Napier AD et al. Culture and health. The Lancet, 384(9954):1607–1639.

 

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