Le ninna nanne e le Vie dei Canti

Le “Vie dei Canti” è un libro scritto da Bruce Chatwin in Australia nel 1987: nell’opera, composta durante un viaggio in Australia, Chatwin afferma che il linguaggio è nato sottoforma di canto, e nel DreamTime aborigeno, ha cantato la terra all’interno dell’esistenza, per la mente cosciente e la memoria. Così come si cantano, la terra, l’albero, la roccia, il sentiero che viene ad essere e i cantanti sono un tutt’uno con loro. Lo scopo principale delle tribù aborigene è quello di scambiare il canto, e non lasciare mai che la melodia scenda, lungo il loro viaggio nomade da un capo all’altro in Australia, giocando come se questo continente fosse solo un tavolo da gioco su cui camminare.

Il loro camminare nomade duraturo e il loro canto continuo producono le Vie dei Canti che hanno il potere di ricollegare il sé individuale con l’integrità del mondo. Questo è il motivo per cui sono sacre.

Sono rimasta davvero affascinata dal lavoro sulle ninne nanne di Giuseppina Persico e del suo gruppo, un’ostetrica italiana che lavora in ogni parte del mondo: qui di seguito, l’abstract e i risultati interessanti di questo studio intitolato “Canto materno delle ninne nanne durante la gravidanza e dopo il parto: effetti sul legame madre-figlio e sul comportamento dei neonati. Studio di coorte simultaneo” (“Maternal singing of lullabies during pregnancy and after birth: Effects on mother–infant bonding and on newborns’ behaviour. Concurrent Cohort Study”).

Introduzione: Il legame madre-neonato è di grande importanza per lo sviluppo e il benessere del bambino. Lo scopo di questo Concurrent Cohort Study è stato quello di indagare gli effetti delle madri che cantano ninne nanne sul legame, il comportamento dei neonati e lo stress materno. Metodi: Ottantatre donne hanno costituito il gruppo che canta ninna nanne e 85 donne il gruppo di confronto, e sono state reclutate nelle unità prenatali a 24 settimane di gestazione e seguite fino a 3 mesi dopo il parto. I questionari di Attaccamento prenatale (Prenatal Attachment Inventory, PAI) e di Attaccamento Postnatale (Mother-to-Infant Bonding Scale, MIBS) sono stati utilizzati per valutare l’attaccamento materno-fetale e l’attaccamento postnatale. Risultati: Non è stata trovata alcuna influenza statisticamente significativa in merito al questionario sull’Attaccamento Prenatale; al contrario, l’Attaccamento Postnatale ha ottenuto uno score significativamente maggiore nel gruppo di madri che cantano ninna nanne rispetto al gruppo di confronto, fino a 3 mesi dopo il parto (media 1.28 vs 1.96; p = 0.001). Allo stesso modo, per il gruppo di madri che cantano ninna nanne l’incidenza degli episodi di pianto neonatale nel primo mese è stata significativamente più bassa (18,5% vs 28,2; p < 0,0001), così come la colica infantile (64,7% vs 38,3%; p = 0,003) e lo stress materno percepito (29,6% vs 36,5%; p < 0,05) rispetto al gruppo controllo. Inoltre, si è osservata una riduzione delle coliche infantili nel gruppo di chi canta anche nel secondo mese di vita (22.8%vs36.5; p = 0.002) e una riduzione nel risveglio notturno neonatale (1.5% vs 4.7; p < 0.0001) rispetto al controllo. Conclusioni: Le mamme che cantano ninne nanne potrebbero avere un ruolo chiave nel migliorare il legame madre-figlio, e ciò potrebbe avere effetti positivi sia sul comportamento neonatale sia sullo stress materno. © 2017 Australian College of Midwives. Pubblicato da Elsevier.

Il fatto che mi ha colpito di più è stato il fatto che questa Evidence Based Story di ninna nanne è stata pubblicata e presentata dall’Australian College of Midwives.

Sono dunque grata all’Australia perché è in questa terra che ho imparato il Meta-Linguaggio Semantico Naturale, la lingua universale parlata in tutto il mondo. Sono grata all’Australia perché è qui che è stato pubblicato questo studio di ninna nanne condotto da un team italiano, e perché questo è il continente delle “Vie dei Canti”.

Le ninna nanne sono le primordiali Vie dei Canti, e sono sacre perché possono guarire i corpi sia del bambino che dei cantanti: appena inizia una ninna nanna, un senso addolcente di ordine infonde la coscienza infantile. Il ritmo ondeggiante è vicino al battito cardiaco e i suoni melodiosi e tranquilli sono un sollievo, un sollievo benedetto rispetto al solito frastuono del mondo, è una melodia semplice e ripetuta ma è anche una fonte di conforto, come disse un altro ricercatore sull’effetto della ninna nanna, Ivan Hewett.

Tim Griffith, neurologo della Welcome Foundation, afferma: “La parte emotiva del cervello è stimolata dalla musica. Questa diminuisce il livello di eccitazione, che a sua volta abbassa i livelli di dolore e stress nei neonati, nei bambini, e vorrei aggiungere, anche negli adulti”.

Inoltre, la ninna nanna aiuta anche i bambini prematuri: per comprendere al meglio questo concetto dobbiamo trasferirci in un altro paese, l’Iran, con uno studio molto interessante sui neonati prematuri che rischiano la vita: “L’effetto dell’ascolto della musica della ninna nanna sulla risposta fisiologica e sull’aumento di peso dei neonati prematuri” (“The effect of listening to lullaby music on physiologic response and weight gain of premature infants”) in uno studio condotto da Fahrat Ahmadshah et al. Qui, sotto riportiamo l’abstract:

Obietivo: L’ambiente svolge un ruolo chiave nella sopravvivenza e nello sviluppo cerebrale dei neonati prematuri. I recenti studi considerano gli interventi non farmacologici come una valida alternativa. Questo studio cerca di indagare l’effetto della musica ninna nanna sulla risposta fisiologica e l’aumento di peso dei neonati prematuri a Mashhad, IranMetodi: In questo studio, sono stati arruolati 44 neonati con peso alla nascita molto basso e con età inferiore a 34 settimane di gestazione ricoverati alla Neonatal Intensive Care Unit (NICU) dell’ospedale Imamreza di Mashhad, Iran. I bambini sono stati assegnati random a uno dei due gruppi: il gruppo Musica e il gruppo Controllo. Per il gruppo Musica, delle ninna nanne sono state riprodotte attraverso gli altoparlanti in modo continuativo per 8 giorni, per 20 minuti al giorno. Al contrario, il gruppo di controllo ha ricevuto stimoli uditivi di routine. I neonati dei due gruppi erano tutti in condizioni stabili e tenuti nelle loro isolette. I bambini sono stati monitorati per 40 minuti; 10 minuti di linea base, 20 minuti di intervento musicale e 10 minuti dopo l’intervento. I dati misurati sono stati: la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, la saturazione di ossigeno e il peso corporeo. Risultati: I due gruppi differivano significativamente nella frequenza respiratoria (p=0,01) e nella saturazione di ossigeno (p=0,001) mentre non sono state riscontrate differenze significative nella frequenza cardiaca (p= 0.24) e nell’aumento di peso (p= 0.093) tra i due gruppi. Conclusioni: I neonati prematuri rispondono alla musica della ninna nanna come evidenziato dai cambiamenti nella frequenza respiratoria e nella saturazione di ossigeno. Anche se questo studio non ha dimostrato un miglioramento nell’aumento di peso, si raccomandano ulteriori studi per esaminare l’effetto della musica su eventuali altri aspetti della crescita e dello sviluppo del bambino (Journal of Neonatal-Perinatal Medicine, 2010).

Tornando al lavoro svolto da Giuseppina Persico e collegandolo alle Vie dei Canti aborigene, l’evidenza a mio avviso più interessante è che, attraverso il canto, non esiste di fatto un legame fetale significativo con la madre biologica a prescindere, ma che questo si viene a creare solo dopo il parto, quando cioè la madre è fisicamente presente accanto al bambino.

Questo cambia il paradigma secondo il quale le cose siano praticamente immutabili sin dal concepimento, verso una concezione per la quale una via del canto materno-fetale sia già in atto. Questo espande le possibilità che altri cantanti di ninne nanne, come la nonna, la madre adottiva, le zie, le sorelle, la baby sitter – e questo mi ricorda il concetto di tribù – di persone che possono costruire il proprio legame con il bambino, indipendentemente dal semplice fatto di essere la madre biologica. Ho inoltre verificato nella letteratura scientifica se vi fosse effetto di genere sulla voce di chi canta ninna nanna, ma non è stato ancora pubblicato nulla, quindi questo potrebbe essere un passo successivo per le ricerche sull’effetto ninna nanna. Inoltre, anche la tecnologia potrebbe essere d’aiuto nella terapia intensiva neonatale attraverso la registrazione di ninne nanne da ascoltare dai bambini piccoli da veicolare attraverso altoparlanti.

Qui la cultura può battere la natura, aprendo alla capacità di diffondere amore da tutti coloro che amano cantare ninne nanne per i bambini che ne hanno bisogno.

E forse abbiamo bisogno di ninne nanne anche mentre invecchiamo….

E ora per favore…se vuoi giocare con le vie dei canti:

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Epidemiologa e counselor, divulgatrice delle Humanities for Health in Italia. "Coming from a classic humanistic high school, I’ve chosen to integrate this knowledge with scientific university studies, in primis, chemistry and pharmacology. After this experience, I quit academy since I wanted to challenge myself in “real life practice” in the private multinational environment, and through these I’ve been following international projects. I worked in a private company in medical research then moved to health economics among the pioneers, achieving also an academic specialization in Epidemiology, and and then I moved to consultancy and to business education. Fondazione ISTUD with this humanistic management approach represented the possiblity to build a bridge between science and humanities in health care. In the mean while I became counselor with transactional analysis vision. I'm deeply inspired by culture, multinational exchange, youth concrete education, gender non discrimination, and social living. "

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