Languages of Care: prime recensioni

È ormai uscito il nuovo libro di Maria Giulia Marini, direttore dell’Innovazione dell’area Sanità e Salute ISTUD, intitolato “Languages of Care in Narrative Medicine”, edito da Springer. Per sottolineare l’importanza di questo contributo e la sua rilevanza internazionale all’interno del dibattito attorno le medical humanities, proponiamo ai nostri lettori una breve serie di commenti alla pubblicazione da parte di alcuni grandi nomi della medicina narrativa e del Natural Semantic Metalanguage:

Questo libro porta un nuovo e rinfrescante punto di vista all’antico tema della narrazione in medicina e sanità. La medicina ha sempre valorizzato e ha sempre avuto bisogno delle scienze umane. Oggi più che mai, gli operatori sanitari e gli accademici hanno bisogno di comprendere e valorizzare le storie dei loro pazienti – e anche di usare le storie nella riflessione personale.

Trisha Greenhalgh, professoressa di Primary Care Health Sciences and Fellow, Green Templeton College, Oxford

 

La medicina narrativa si è evoluta dai suoi primi anni ed è diventata un campo internazionale molto diversificato, offrendo nuove prospettive sui pazienti, sugli operatori sanitari e sulla pratica medica. In “Languages of Care”, Maria Giulia Marini intreccia insieme una rassegna di metodologie narrative con la linguistica, gli studi culturali, le scienze umane mediche, le neuroscienze e la comprensione dell’ecosistema sanitario per offrirci un affascinante arazzo di idee su come trasformare il nostro approccio alla cura. Scritto con passione, questo è un contributo molto originale al settore.

John Launer, Tavistock Clinic, London

 

Questo è un libro pionieristico, che avvicina l’assistenza sanitaria e la “comprensione umana” come mai prima d’ora. Una caratteristica chiave del libro è l’uso di concetti umani condivisi (il “Metalinguaggio Semantico Naturale”) che possono aiutare a umanizzare le relazioni tra i malati e le professioni assistenziali offrendo un nuovo “linguaggio dell’assistenza”: Fondamentalmente umano. È un linguaggio che facilita l’empatia e la profonda connessione umana. Questo è il primo libro che prende in considerazione questa prospettiva sulla malattia e la cura. Raggiungere gli altri attraverso concetti condivisi è un’arte che può aiutarci in molte occasioni, ma forse soprattutto quando siamo malati, o ci prendiamo cura dei malati. Raccomando vivamente questo libro.

Anna Wierzbicka, Australian National University, Canberra

 

In Languages of Care, Maria Giulia Marini presenta sia una teoria che un metodo per applicare la narrazione al fine di promuovere la salute e la guarigione. Questo studio ha rilevanza per una varietà di relazioni, ma l’attenzione particolare della Marini si concentra sull’incontro clinico, dove le lacune di conoscenza, autorità ed esperienza tendono ad esacerbare lo stress e la sofferenza. (…..) Ciò che rende così convincente l’argomentazione della Marini a favore di questo ponte umanistico è il modo in cui l’intero testo è radicato nelle scienze umane, applicate come teoria, logica e dimostrazione.

Carol Ann Farkas, Massachussetts College of Pharmacy and Health Science, Boston

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Laureato in Lettere all'Università del Piemonte Orientale, si sta specializzando in Scienze Antropologiche ed Etnologiche all'Università di Milano-Bicocca. Giornalista e scrittore vercellese, ha collaborato con molte testate locali e nel 2015 ha pubblicato il romanzo d'esordio "Qui non arriva la pioggia". Nel 2017 ha poi pubblicato "Il peccato armeno, ovvero la binarietà del male".

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